Il senso della Vita

Grazie a Francesco Patacchiola per questa stupenda foto.

La inserisco qui e sarebbe bello leggere molti commenti

The sense of life

Thanks to Francesco Patacchiola for this wonderful picture.

I post it here and it would be nice to read a lot of comments
 

 

LE MURA E LE PORTE DI AMATRICE

Ho scoperto questo bellissimo lavoro di ricerca e memoria storica, veramente interessante e ben fatto, ho chiesto il permesso al suo autore, L’Architetto Giulio Annibali, di poterlo pubblicare qui sul nostro sito, ci sono delle cose che nemmeno i più anziani di noi probabilmente sanno o immaginano. Spero caro Giulio di essere riuscito a dare un formato il più rappresentativo possibile alla Tua ricerca nella trasposizione e colgo ancora l’occasione per ringraziarTi
Giovanni Alegiani

LE MURA E LE PORTE DI AMATRICE
E’ doveroso, visti gli avvenimenti e la catastrofe avvenuta ad Amatrice in questo ultimo anno, non attendere la pubblicazione di alcune mie ricerche fin ora fatte su Amatrice, ma anticiparne una piccola trance.
-Una parte fù già trattata in un convegno, organizzato alcuni anni fa dalla Dott.ssa Floriana Svizzeretto nel sala dell’ex cinema di Amatrice, riguardante la trasformazione della chiesa di S. Domenico in cinema e la ripercussione che ebbe, sulla fruibilità del Corso, il muro di contenimento del vicino distributore di carburanti.
-La parte riguardante la Viabilita nell’alto Velino e Tronto tra l’800 e il 900, fù già da me trattata nel convegno “Habitat e Città Antica” tenutosi a Rieti il 20 Febbraio 2013
-Un’esposizione più ampia ebbi modo di farla con le scuole di Amatrice nella Sala S. Giuseppe, il 31 Maggio 2016 dal titolo “ Amatrice da Ferdinando II alla Repubblica”.
-Un’ultima più recente “L’urbanistica e la storia di Amatrice” fù esposta il 20 giugno 2017 in occasione del convegno “ Nel Cratere.. un laboratorio per la ricostruzione”.
LA TRANCE, CHE QUI ANTICIPO CON FOTO E DISEGNI, RIGUARDA L’IPOTETICA RICOSTRUZIONE DELLE MURA E DELLE PORTE DELLA CITTÀ ALLA FINE DELL’800

La costruzione della strada Picente nella seconda meta dell’800, rivoluzionò completamente l’intera visione di Amatrice. La fruibilità delle vecchie porte venne meno e si ebbe così forzosamente una visione di Amatrice limitata al solo Corso Umberto. L’abbandono degli storici ingressi, occultò la vera storia della città.

La chiesa di S. Lorenzo a Flaviano, all’inizio del corso, fu demolita e quella prospicente di S. Domenico, ora cinema, subì una completa trasformazione. (Fu rialzato il solaio della chiesa e fu realizzato il locale sottostante).

Altro danno, fu il muro di contenimento all’inizio del corso per consentire il passaggio della strada carrozzabile Picente, con conseguente innalzamento tramite un muro di contenimento del piazzale antistante il cinema. Fu così interrotto il corso dividendolo in due segmenti a quote diverse. La vista del corso, che prima aveva inizio dall’ex mattatoio, ora supermercato, di fatto fu scorciata di circa 100 metri non mostrando più la sua intera lunghezza. Tanto fu la forzatura architettonica ed urbanistica, che ironicamente, il luogo fu denominato : “La Balaustra”, balconata sulla fine del Corso.
Tutti coloro che transitavano da porta Romana ( sotto l’ospedale ) avevano la visione, che ebbe l’Inglese Edward Lear, quando nel 1844 disegnò il bellissimo acquarello che ancora oggi ci mostra l’imponenza della Città di Amatrice.

Porta Romana,comunque, non era l’accesso più importante alla città, considerando che all’epoca Amatrice era parte integrante del Regno delle due Sicilie,
Porta S. Francesco era l’ingresso per tutti coloro che venivano dall’Aquila sede provinciale.

Invece a porta Carbonara, integrata sotto la torre di S. Agostino, transitava chi proveniva dalle frazioni verso est e verso i monti della Laga nel Teramano.

Da Porta della Marina, uscivano due strade, una verso la zona Filetta, e l’altra verso le terre Summatine.

Porta Castello, prende il nome dal sovrastante Castello ora ( Opera Don Minozzi femminile) e dirigeva il transito dei viandanti verso il fiume Castellano.

Tutte le strade all’epoca erano soltanto cavalcabili, tanto risulta da comunicazioni che il comune faceva alla Sottoprefettura di Cittaducale appena dopo l’unità d’Italia. Per una viabilità carrabile occorre attendere la seconda metà dell’ottocento. Amatrice, non essendo più una città di confine (Stato della chiesa e Regno Borbonico) con il nuovo assetto politico, il Regno d’Italia, fu traversata dalla nuova strada, La Picente, congiungente L’Aquila con Ascoli. Amatrice diventò città di transito tra due regioni, Marche e Abruzzo, che finalmente potevano scambiare i loro interessi facendo parte dello stesso stato. Nascevano in quei periodi, tra le tante industrie anche la dolciaria Nurzia all’Aquila e la distilleria Meletti ad Ascoli. Queste erano l’esempio di alcuni transiti commerciali che vedevano Amatrice protagonista di passaggio, di sosta e di sviluppo. I collegamenti, verso la Salaria per Roma, dovettero transitare per tanti anni tramite la Romanella, soltanto dopo i grandi lavori dell’edificazione della diga sullo Scandarello, si ebbe un collegamento diretto con la Salaria da ponte Scandarello a Casale Nibbi.

Nulla si riesce a fare da SOLI. Il tutto è frutto di colloqui e materiale recepito da tanti amici. Ringrazio in particolare :L’Archivio di Stato di Rieti, La Rivista : Fidelis Amatrix nella persona di Mario Ciaralli, Vincenzo Di Flavio, Adriano Ruggeri, Antonio Campesi, Claudio Bizzoni e ognuno che ha diffuso le proprie informazioni e foto riguardanti Amatrice, nonché mio zio Vincenzo Graziani e mio Padre per le loro preziose documentazioni e narrative.

Vocabolario

Sempre in mezzo alla montagna di cose ho ritrovato questo elenco, alcuni li conosceranno, i più giovani probabilmente la maggior parte no, penso che anche questo fa parte della nostra storia, e sia da tramandare

(Chiunque abbia da aggiungere qualche termine basta che me lo dice e li inseriremo)

IN ORDINE ALFABETICO

ABBALLE – ANNABBALLE = Andare, scendere verso il basso.
ACCUPARE = Es. accupa lu focu (Ricoprire le braci con la cenere prima di ritirarsi.)
ABBOTTATU = Pieno, gonfio.
ABBUTICCHIARE = Avvolgere.
ACCETTA = Ascia per spaccare la legna.
ACQUARO = Vecchia fonte dove si lavavano i panni.
ACQUARU = Corno di mucca svuotato per portare acqua.
ADDUNATICCIO = Insieme di vincoli parentali.
AFFELECATA = Molto raffreddata, influenzata.
AGNELELLA = Lucertola.
ALLUCCARE = Chiamare.
ALLUMA = Accendi la luce.
AMBRELLA = Ombrello.
AMMANTATE = Copriti (cappotto ,giacca ,maglione).
AMMUCCATU = Imbronciato.
AMMUCCHIA – AMMUCCHIA QUA = Unisci. (uniscile qua).
AMMUNNOLITU = Stropicciato (straccio un poco sporco).
ANDRUA = Attrezzo per tessere.
ANIMELLA = Timo degli agnelli e maialini.
APPICCIA = Accendere.
ARBUCCIU = Albero, pioppo
AREBBUTICCHIA = Avvolgere ricoprire.
AREFACCE = Seguita.
AREFRECA = Insistere
AREMMANTA = Ricoprire di nuovo.
AREMMOTICA = Rovesciare sotto sopra.
ARESCAGNATU/MPAINATU = Vestito a festa.
ARETRETTECA = terremoto, tremare di nuovo
ARBETTA = Sonnolenza dopo i pasti.
ARRABBIETE = Espressione di meraviglia.
ARRUCCIARE = Pulire l’animale dai peli bruciandoli.
ARRUZZINITU = Arrugginito.
ARUNCI = Artigli.
ASENO = Asino/Somaro.
ASPERELLA = Primi timidi raggi di sole primaverili.
ASPROSURDU = Vipera aspide.
ASSAIARELLA = Polpetta (assaggino es. salsiccia prima di metterla nei budelli).
ASSETTATE = Siediti.
ASSOGNA = Grasso interno del maiale.
BACCILE = Catino.
BANCHETTA = Sgabello di legno per mungere.
BANDELLA = Perno per le porte.
BANGHETTA = Panchina.
BARBAGLIA = Guanciale.
BARDELLA = Sella per cavallo o somaro.
BARROZZA = Rimorchio a due ruote trainato da due vacche.
BATTOCCHIU = Maniglia della porta.
BAVAROLA = bavaglino.
BECCU = Becco.
BEGLIU = Bello.
BELLU = Bello.
BIDENTE = Zappa con due denti.
BIFERINA = Tempesta di neve fina con vento
BIFIRINU = Neve accumulata dal vento.
BIGONZE = Recipienti di legno da trasporto con somaro.
BINNELLA = Fettuccia in stoffa usata a posto dei bottoni.
BIOCCA = Chioccia con pulcini.
BISACCE = Borse di cuoio per cavallo o somaro.
BISCINU = Ultimo toccatore di pecore.
BOCCHETTA = Varco dove passano le pecore per la mungitura.
BOIOCORU = Omellico.
BRILLOCCHI = Gioielli.
BRONZINU = Nastro rosso con campanella per mucche.
BRUSCHINU = Attrezzo per tostare caffe orzo.
BUDELLU = Parte dell’intestino usata per insaccare la salciccia e il salame.
BURINU = Rozzo.
BUTTAPERGOLA = Vecchio (caucciù tubo nero per prendere vino dalla damigiana).
CACARUSCI = Bacche della rosa canina.
CACCIALEBBRI = Verdura come la cicoria.
CACIO MARCITTU = Formaggio pecorino con i vermi.
CACIOTTI = Castagne lesse.
CALLARELLA = Secchio da muratore.
CALLARELLU = Paiolo di rame per cucinare nel camino.
CALLARITTU = Un piccolo caldaio.
CALLARU = Paiolo – pentolone.
CAMPANU = Il campanaccio delle vacche.
CANAJA = insieme di ragazzini
CANALA = Grondaia.
CANCANA = Anello di ferro fissato al muro per legare animali o maniglia per porte.
CANEPUZZU = Faina.
CANEVACCIO = Grosso fazzolettone per portare il companatico in campagna.
CANGANU = Stalattite di ghiaccio.
CANITTU = Cagnolino.
CANNELARU = Porta candela.
CANNOVA = Canapa.
CANTONIERA = Credenza ad angolo
CAPANNELLU = Ricovero per pastori.
CAPEZZA = Briglia.
CAPATONNA = Cappottare.
CAROSARE = Tosare le pecore.
CARRARECCIA = Strada mulattiera.
CARUSINU = Tosatore di pecore.
CARZUNI = Pantaloni.
CASCINU = Contenitore per pecorino
CAUSELLE = Movimenti del corpo prima de MORI.
CAVACIOCCU = Persona maleducata.
CAVALLETTA = Mucchio di tredici manocchi di grano.
CAVICCHIA = Perno per agganciare il rimorchio.
CAVICCHIU = Zeppo di legno per chiudere le porte.
CAZZUMATTU = Persona giocosa e un po’ pazzarella.
CECE = Ombellico.
CERECIA = Ciliegia.
CHIAPPE = Natiche.
CHICCHERONE. (TE RODE ER.) = Sedere culo, (Ti rode il sedere…).
CIACCOLETTARE = Raccontarsi (Pettegolezzare) sopratutto fra donne.
CIAMMARUCA = Lumaca.
CIAMURRU = Raffreddore.
CIANCIAPELLA = Pelle sfatta (grinzosa incartapecorita).
CIAVARRA = Pecora giovane.
CIAVOLE = Pavoncelle.
CICERCHIA = lenticchia.
CICIACOLLU = Portare un bambino su le spalle.
CICIANCOLU = Altalena.
CINCIU = Straccio vecchio
CIOCCU = Grosso pezzo di legno da ardere.
CIRECIOLE = Amarene.
CITELELLA = Bambinetta.
COCCIA = Testa
COLETTA = Tela per filtrare il latte.
COMPRENDONIO – DURO DE COMPRENDONIO = Capire – duro a capire.
CONCIU = Sasso squadrato per porte,finestre,camini.
CONCULINA = Catino lavamani.
DONNOLETTA = Donnola.
COREVELLU = Setaccio per grano.
COSTARELLA = Salita.
COTICA = Cotenna del maiale.
CREATURA = Bambino molto piccolo.
CROCCHIU = Bastone ricurvo nell’impugnatura.
CROCCU = Staffa – cerniera.
CROCICCHIU = Incrocio.
CRUFICCHIA = Nicchia sottoscala.
CRESPELLE = Creps.
CUCCHIARA = Cucchiaio.
CUCCUMA = Bricco.
CUCCUMELLA = Pentola casseruola, in genere di rame o alluminio.
CUCUZZA = Zucchina.
CUCUZZONE = Avere la testa dura.
CUGNATEMU = Mio cognato.
CUPELLA = Piccolo barile di legno.
CURIOLI = Lacci di cuoio.
CUTICCHIA = Pietra per arrotare la falce.
DEBBOSCIATU = Scostumato.
DENGHE = Dare, menare.
DESSA = Lei.
DIJUNO – DIJUNATU = Digiunato, non aver mangiato.
DITELLA = Dito mignolo del piede.
DITIGLIU = Dito mignolo della mano.
ECCHE = Qui, in questo posto.
ERBA METECA = Erba medica, trifoglio.
ERPICE = Attrezzo per rompere le zolle di terra dopo l’aratura.
FALASCA = Tipo di erba di montagna.
FANTILLU = Bambino piccolo.
FANTIIOLE – PRENDERE LE FANTIIOLE = Nervosismo, innervosirsi.
FIARATE = Aggredire.
FASCINA = Fascio di frasche.
FASCITTU = Piccolo fascio di frasche.
FEBRERO (PERNICIOSA) = Febrero malaria detta anche febbre spagnola.
FERRAZZARI = Abitanti della frazione di Ferrazza.
FETATU = Gallina che ha fatto l’uovo.
FIARAZZA = Sfiammata.
FICCANASU = Persona che si impiccia degli affari degli altri.
FILAGNA = Tronco di castagna.
FILARELLU = Ruota in legno per filare lana.
FIOCCA = Nevica.
FIONCATE = Avventati, buttati con quella ragazza.
FIOTTARE = Lamentarsi.
FIUMATARI = Abitanti della frazione di Fiumatella.
FORMELLA = Piccolo canale per irrigare.
FORNACELLA = Era luogo dove si metteva la bace per cucinare nei pressi delcamino.
FRACICHE = Marce.
FRAJONE = Agnello nato prematuro.
FRASCATIGLI = tipo di pasta, tagliolini
FRATEMU = Mio Fratello.
FRATETU = Tuo Fratello.
FRECIUTU = Fanatico
FREGHETE COMPA’ = Cacca.
FREGNE = Arrabbiature.
FREGNONE = Stupido. (Gongolone).
FROCETTE = Redini per mucche.
FURCINELLA = Insetto con pinze anteriori o bicorrne per capelli.
FORCONE = Forcina a tre o quattro denti.
FRONNA = Foglie secche.
FRUGA = Bastoncino per lavorare formaggio
FRUSCELLA = Cesto di vimini per ricotta.
FUCACCHIU = Ramo scortecciato infilato in terra con i rami tagliati per appendere animali da macello ecc.
FUCILERA = Persona cattiva.
FURCINA = Forcina a due denti.
FURCU = Distanza tra le estremità del pollice e indice aperti c.ca 15cmm.
FUSU = Attrezzo per arrotolare lane o altri filati per tessere o ricamare.
GALLINACCIU = Maschio del tacchino.
GAMBALI = Servivano a coprire ie pantaloni dai pastori dal freddo e dalla pioggia.
GANGARILLI = Stalattiti di ghiaccio.
GHIANNA = Ghianda.
GIUNCATA = Cuore di ricotta di pecora.
GNACCULU = Asola per legare il carico sul basto.
GNEFRU = Animale indefinito !!?
GNELELLA = Lucertola.
GNIFFULU = Avere (GNIFFULU), avere(paura).
GNOCCU RICCIU = Gnocchi ricci di farina e uova fatti a mano.
GNOMMERA = Gomitolo di lana.
GREPPIA = Terreno molto in salita.
GRICILE = Gracile, parte dell’interiora del pollo.
GRUGNU = Faccia – muso.
GUARDAMACCHIE = Soprapantalone fatti di pelle di pecora.
GUARDIOLU = Retina contro le zanzare.
GUAZZA = Rugiada.
IATTU = Gatto.
IEME = Andiamo.
IEPA = Ape.
INNICE = Uovo che si lascia nel nido come indicazione alle galline.
INOCCHIU = Ginocchio.
INTREZZATU = Infangato.
INVELLE = Da nessuna parte.
IO’ = Giu.
IUMMELLA = Unità di misura, capienza delle mani unite per sale, grano, farina ecc.
ISSU = Lui.
IUMMERA = Gomito.
IUMMERO = Gomitolo (di lana).
IUVE = giogo per i buoi.
JACCIU = Recinto per mandrie suddiviso.
JALLE = Gallo.
JALLU = Giallo.
JANNA = Ghianda
JATTAROLA = Fessura per far passare il gatto.
JATTU = Gatto.
JENGA = Vitella.
JO BALLE = Laggiu.
JUGU = Gioco, attrezzo al collo delle vacche per trainare.
JUTTU = Ghiotto.
LALLERA = Bicchiere di vino.
LARDELLI = Borse di grasso sotto pelle.
LATTUGHELLA = Valeriana.
LEBBRACCHITTU = Lepre.
LEBBRE = lepre.
LEGNELELLE = Lucertole.
LENZOLA = Lenzuola.
LEMMITU = Dosso.
LESTA/U = Svelta/o.
LETE DA ESSE = Togliti da lì
LOCATE = Mettiti a sede, mettiti seduto, siediti.
LOCHE = La – li.
LU = Il.
LUMITTU = Piccolo lume ad olio.
LUMMITTU = Lonzino di maiale.
LUPE = Lupo.
MAGGESA = Terra arata.
MAGNACROZZA = Vermi parassiti dei cavoli.
MAGNATORA = Mangiatoia.
MALAPECIA = Bruco processionaria.
MAMMETA = Tua Madre.
MANDOMANI = Questa mattina.
MANDRICCHIATA = Pasto che i contadini si portavano nei campi.
MANERO = Mestolo per bere.
MANNARA = Ascia per tagliare carne.
MANNOCCHI = Fasci di grano.
MANNOCCHIU = Fascio di grano.
MANTILE = Tovaglia.
MANTOMA = Oggi.
MARETEMO = Mio marito.
MARITEMU = Mio marito.
MARRACCIU = Roncola.
MARTARA = Mobile adibito alla lievitazione del pane
MASSARU = Uomo di fiducia tuttofare.
MASTRUCCIU = Trappola per topi.
MASTU = Sella di cuoio per caricare il somaro.
MATRECCIANU = Straccio per asciugare il tavolo.
MATREMA = Mia Madre.
MATRUCCIU = Uomo tutto fare.
MATTU = Matto.
MAZZACULARU = Salame di suino molto grande.
MAZZAMURELLU = Folletto.
MAZZU = Martello in legno per battere paletti.
MBOTTITA = Piumone attuale, coperta ripiena di lana.
MERCU = Segno.
MESTICANZA = Mistura di fieno e paglia.
METE – ANNAMO A METE = Mietere, andiamo a mietere.
MISTICU = Bastone di legno per rompere la cagliata.
MOIEMA = Mia moglie.
MONGONE = Pezzo di ferro.
MONNOLA = Placenta di pecora.
MONTRECCHIATA = Fazzoletto legato per portare la merenda.
MORGIA = Masso enorme.
MORGIU = Sasso piccolo.
MORTALE = Pista sale.
MOTTATURU = Imbuto.
MUCCU = Viso – volto.
MUNNAROLO = Uomo di mondo.
MUNNOLU = Bastone con straccio per pulire il forno.
MUNNU = Mondo.
MUNTUNIGLIU = Capretto.
MUSISCHIA = Carne di pecora disossata e essiccata.
NDROSSECATO = Infangato.
NENNARELLU = Girello per neonati.
NENNELLA = Bambina piccola.
’NFUSSU = Bagnato.
NINNOLI = Uova e piccoli dei pidocchi.
NNAZZICARE = Dondolare, ballare.
NONE = Negazione, No.
NOTTULO = Pipistrello.
OGNE = Unghie.
OSSO MAZZILLU = Osso della caviglia.
PACINA = Zona più ombreggiata.
PACINU = Luogo dove non batte mai il sole.
PADULLU = Pollaio.
PAGLIARICCIU = Letto di paglia e foglie.
PALLETTA = Bottiglia di gassosa con tappo a biglia.
PANCIALLU = Dolce con frutta secca.
PANITTU = Pane impastato con crusca di grano.
PANONTA = Pane con guanciale strutto al fuoco.
PANTEGANA = Grosso topo.
PARA = Reggere il sacco aperto, parare le vacche.
PASCIONE = Palo di Legno per recinti.
PASSATELLA = Gioco per la bevuta.
PASTORA = Corda per legare le gambe dei cavalli.
PATIMU = Regalo ai neonati.
PATITU = Tuo Padre.
PATREMU = Mio Padre.
PATRETU = Tuo padre.
PATTELLA = Telo per non far accoppiare il montone.
PATULLU = Pollaio.
PELLERU = Pelli di pecora unite dove i pastori ci dormivano.
PERELLE = Bacche del biancospino.
PERNICONI = Prugne grandi.
PEOCCHI = Pidocchi.
PERTICARA = Vecchio aratro.
PETAGNA = Albero molto alto e dritto.
PETECCHIA = Botta, colpo, (te denghe na petecchia).
PETECOZZU = Albero grosso o gambo del fungo.
PICONE = Impasto della salciccia di maiale cotto su una patella.
PINACHESA = Donna nativa della Frazione di Pinaco.
PINCIACCHIU = Organo di riproduzione del maiale.
PIRICIANGOLA = Dondolo, altalena.
PIROLU = Piolo della scala.
PISTELLU = Pista sale.
PISTILLU = Parte di legno del mortaio per pestare il sale.
PITALE = Vaso/Contenitore per urinare.
POERITTU = Povero.
POTRACCHIU = Somaro piccolo.
PREOLA = Piccolo sgabello di legno.
PRESCIA = Fretta, vado di fretta.
PRETARILLI = Abitanti della frazione di Preta.
PRETE = Scaldaletto a brace.
PRETOLUCCIA = Piccola sedia.
PREVOLETTA = Sgabello da mungitura.
PRUNGHE = Prugne.
PUCINU = Pulcino.
PURCHITTU = Maialino.
PUSACCARI = Abitanti della frazione di Moletano.
PUTRACCHIU = Asinello appena nato.
QUAGLIU = Caglio per formaggio.
QUARTU = Zona di pascolo.
QUIGLIU = Quello.
QUISSU = Questo.
QUISTU = Questo.
RABBUTICCHIATU = Arrotolato.
RAMICCIA = Erba gramigna.
RAMINA = Mestolo di rame stagnata dal manico corto, usata dai pastori.
RAMORACCIA = Grande pianta selvatica simile alla cicoria dal sapore di rapa.
RAPAZZOLA = Capanno di frasche per i pastori.
RATTA = Rete intestinale agnelli, maiali
REBBIFERÀ = Ricaduta di un male.
RECAGLI = Interiora delle galline.
REFOTA = Invaso d’acqua per i mulini.
REFREDDATA = Raffreddata.
REMASUGLIU = Resti, rimanenze di qualcosa, nella padella, nel tegame, nel piatto.
REMISSINU = Recinto all’aperto per mucche.
REMMUTICATU = Rigirato.
RENNACCIU = Ricucitura grossolana sui vestiti.
REPPA = Terreno in salita.
RETABBIU = Attrezzo per ammucchiare il letame.
RETE = Dietro.
RETRABBIU = persona brutta, lenta, rimbambita.
RETRAULU = Arnese x poter togliere fango.
RETRECINE = Attrezzo per far girare la macina nei vecchi molini.
RETROSARI (RANOCCHIARI) = Abitanti della frazione di Retrosi.
REVOTECA = Rigirare.
REZZELLA’ = Rosicare, barare.RICACCIÀ = Tirare fuori.
RICCIERA = Raccolta di ricci della castagna.
RONCA = Roncola.
ROSTARELLA = Padella forata per castagne.
RUA = Vicolo.
RUNCI = Unghie di gallina.
RUPOLOTTI = Ruzzoloni.
RUZZA = Ruggina.
RUZZETTA = Cunetta ai lati delle strade.
SACCOCCIA = Tasca
SARAGA = Aringa.
SARCHIA = Zappa piccola.
SBRUILLI = Bacche del prugnolo.
SCALLALETTU = Pentola di rame per scaldare il letto.
SCANCIARRU = Persona o cosa malmessa.
SCARABBATTULO = scoiattolo.
SCARAROLA = Sorta di cancello per recinto.
SCARSELLA = Bamboletta pasquale di pane.
SCATRAFOSSU = Crepaccio.
SCATTONE = Leprotto.
SCELLE = Ali d’uccello.
SCHIAZZA = Grande sasso fino e piatto.
SCICCISU = Sia tu ucciso.
SCIMBISU = Sia tu impiccato.
SCIUVOLATU = Scivolato.
SCOGNA = Zolla di terra.
SCOPPAROLA = Petardo.
SCORTICATU = Pulito, pulito della pelle.
SCREANZATO = Persona dispettosa male creata dalla natura.
SCUPPOZZU = Scodella – piatto dei pastori.
SCURA ME! = povera me! (specialmente di donna)
SCURI = Persiane interne alla finestra.
SCURIOLI = Lacci di cuoio per scarpe.
SDILUFFATU = Che si fatto male.
SERRICCHIU = Falcetto.
SERVITORE = Treppiedi usato per poggiare la callara.
SETTATURO = Sedile.
SGAMMOLLARE = Potare gli alberi.
SGANGHERATU = Non integro mezzo rotto.
SGRELLA = Gioco con due bacchette di legno.
SGUMMARELLU = Mestolo.
SIMMOLA = Semola.
SINALE = Grembiule da cucina.
SINE = Si.
SOLICO = Solco nel terreno.
SMAMMARE = Svezzare dividere mamma e figli/e.
SMARRATO = Perdere il filo, del coltello, della falce, ecc. ecc..
SOMARITTU = Asinello.
SOMMATELLA = Donna nativa della Frazione di Sommati.
SOMMATELLI o (SO MATTI) = Abitanti della frazione di Sommati.
SORCE = Topo.
SORELLU = Mestolo di rame per prendere acqua dalla conca.
SORETA = Tua Sorella.
SOREMA = Mia Sorella.
SPARRONE = Canovaccio.
SPANNA = Unità di misura presa con un palmo di mano.
SPARRONI = Fiocchi di neve grandi.
SPERELLA = Primi timidi raggi di sole primaverili.
SPIANATORA = Tavola di legno per la polenta.
SPICCACALLARI = Catena interna dei camini dove si appendevano i paioli.
SPICCIATURU = Pettine.
SPIDONE = Spiedo.
STANGHE = Assi che compongono il carretto dove va posto il cavallo x trainare
STARELLA = Misura agraria o di peso.
STARMARE = Disgelo.
STATTACCORTA = Stai attento.
STAZZU = Recinto per gregge.
STENNARELLU = Bastone per stendere la sfoglia della pasta
STENGHE = Stare.
STRENNE = Fettucce o lacci delle scarpe.
STREPPA = Pecora che non produce più latte.
STUTERA’ = Aprire le pannocchie.
SUATTA = Schiaffo.
SUFFITTU = Soffietto per il fuoco.
SUMARE = Somaro.
SURECE = Topo.
SUVATTA = Collare per bronzino.
TADDELLU = Stupido.
TARPANU = Uomo solo.
TATTAVELLA = Strumento di legno pasquale.
TIRATURU = Cassetto.
TITTU = Tetto.
TOLARU = Telaio delle porte.
TORTOLA = Bastone.
TRABICCULU = Cosa mal fatta o vecchia.
TRAIA = Slitta di legno, per portare il fieno trainata dai buoi.
TRAIONE = Slitta da carico.
TRASANNU = Sorta di fienile.
TRATTURU = Mulattiera.
TRETTICATA = Scuotere qualche cosa.
TRIONARI = Abitanti della frazione di Castel Trione.
TROCCHIU = Turbante per portare oggetti in testa.
TROCCU = Mangiatoia per maiali.
TRUCCHIO = Ciambella di stoffa per portare la conca in testa.
TURINI = Fungo prataiolo.
TURTURU = Bastone.
U PESOLO = La soffitta.
U TROCCHE = Mangiatoia del maiale.
UA’! = Guarda Pensa
UNTURILLU = Grasso di maiale.
UTO = Gomito.
UVA SPINELLA = Ribes.
VANGHITTU = Attrezzo di ferro per eseguire buchi nel terreno.
VATU = Recinto per mungitura ovini.
VENTRESCA = Pancetta.
VICULLITTU = Vicolo stretto.
VERGARU = Capo pastore.
VETECCHIA = Pianta della vitalba.
VETICA = Albero dritto.
VINCIAROLA = Pianta usata per legare.
VOTATURNU = Mulinello di vento e neve.
VUTU = Gomito.
ZAGNOLA = Sorta di botticella, usata nella produzione del burro.
ZAMPATA = Calcio.
ZEPPA = Pezzo di legno fatto a cogna per zeppare
ZEROLLE = Feci di pecora.
ZI PEPPE = Orinale.
ZIPPULU = Zeppa di legno.
ZUCCHITTU = Cappello di lana.
ZUCCU = Montone senza corna.

ALCUNI MODI DI DIRE

A FATTU CILECCA = A sbagliato bersaglio, non ha funzionato.
A PACINO = Zona esposta a NOD.
ACQUA CHECA VERMINI MENA = Acqua ferma(stagnante) masco o i vermini.
ARIMETTETE LE CANE CHE LI CANI ARO VAO VAO = Chiudete le cagne perchè i cani stanno dappertutto.
JEMME A STUTERA’ = Andiamo ad aprire le pannocchie.
JEMME A BALLE = Andiamo giù.
LA RETE = Li diero.
LA VITE = Grande chiave del portone a foro quadrato.
LETE DA ESSE = Togliti di li.
LU BECCU = Maschio della capra.
LU CANITTE = Il Cane.
LU JATTE = Il Gatto.
LU SUMARE = Il Somaro.
LU SURCE = Il topo.
LU SINALU = Il Grembiule.
LU VINO FRICCICARELLU = Vino frizzante.
NA CRIELLA = Un poco di una cosa.
NA NZEGNA = Un poco di una cosa.
NU FURCU = Distancia Che corre tra pollice e indice circa 15cm.
NUN TIENI FACCIA DA COMPARÌ = Ti devi vergognare.
PARTE A RETE = Andare indietro.
PE …NNABBALLE = Andare verso giù verso il basso.
PE NNAMMONTE = Andare in su, salire.
POZZI FA LE FIARE = Potessi andare a fuoco.
STATTE ACCORTU = Stai attento.
STENGHE STENGHE E POI TE TENGHE = Aspetto, aspetto poi ti meno.
TACCHETE LU CAMPANO E FATTE VACCA TANTO A TE MARITO NUN TE ATTOCCA = Sei una zitella.
TU SI NU LECCALUNE = Sei un lecchino.
VATTE ARRETE = vai dietro.
VATTE NNANZI = vai avanti.

Scritte da noi

Girando in mezzo ai miei Hard disk, ho ritrovato queste cose scritte da noi un po di tempo fa, credo che visti i contenuti siano sempre attuali e debbano stare qui

LA FESTA DE NOANTRI A COLLEGENTILESCO
Ma chi ce crederebbe che ‘n paesello
e quattro gatti come er nostro Colle
t’organizza ogni anno sur più bello
na festa che ne parlano le folle.

A coppie te poi fa ‘na briscolata
oppure poi pesca’ fra tante cose;
li ragazzini c’avranno ‘na giornata
che s’aricorderanno co’ le spose.

Se sei forte co l’indovinelli
giochi de penna e te fai er quizzone,
ce giocano li brutti co li belli
giovani e vecchi nella confusione.

Poi c’è Trieste…come t’ha ‘ncontrato
t’appioppa li bijetti e nun te molla
e nun fa’ er vago, tanto t’ha puntato
te marca stretto peggio de la colla.

Ma la cosa più bona de ‘sta festa so’
le ciambelle; l’avete già assaggiate?
Eccezzionali, dorci, calle calle,
da quello zuccheretto circondate.

‘Nzomma, è bello quanno tutti l’anni
Se famo ‘na magnata in allegria,
scordanno pe’ ‘na vorta musi e affanni
cor vino bono e bona compagnia.

Venitelo a vedé ‘sto paesetto
Quattro case, ‘na piazza e du’ cristiani
ma è ‘n gioiello da tenesse stretto
lo sanno bene tutti ‘sti romani.

di Carla Ceccaroni

SEMPRE ARRIVANDO….

Sempre arrivando
si mostra, all’improvviso,
ai tuoi occhi il paese
e a destra i monti
che fino a poco prima non vedevi.

E quel leone…
sempre accovacciato,
un poco sonnolento,
un po’ annoiato

E l’aria…
quell’aria che la senti
diversa, fresca, pura come ieri
che ti entra nelle vene
e placa
tutti gli affanni
e tutti i tuoi pensieri.

E la salita…
che ti fa come correre e anelare
a quella piazza antica.

E appena arrivi
cerchi facce note,
almeno una
che ti sembri amica,
qualcuno che
anche se non ti aspettava
ti guarda e sa chi sei
…e non è poco

Arrivi carico
di valigie e ricordi.
Pronto li posi a terra
e guardi intorno.

E ogni volta
un po’ di te è cambiato
e un po’ di tutto quello
che ora vedi

E poi, subito,
appena sei arrivato
già ti prendono
noia e nostalgia
e ti sembrano mesi
che stai lì
e quasi già vorresti
andare via.

di Carla Ceccaroni

OMAGGIO A COLLE…

Nei miei ricordi…

Una manciata di case arroccate su un colle assolato e improbabile, tutte riunite come a fare salotto intorno a quell’unica piazza…questo è Collegentilesco, il paese al quale da anni ritorno ogni estate, anche se per poco e sempre con un vago senso di nostalgia.
Ogni volta mi prendono tanti ricordi…
Ricordo quando la “costarella” non era ancora asfaltata e uno dei nostri giochi preferiti era quello di salire, dopo l’atteso invito di Armando, su una “traia” o un carro pieno di balle di fieno.
Sobbalzavamo su quei sassi facendoci portare fino ai “picchetti” e ci sentivamo i re dell’universo.
L’aria era tutt’uno con l’odore del fieno e delle mucche che ci guardavano con quei grandi occhi buoni e il naso umido, e noi annusavamo e gridavamo felici.
Parlo al plurale perché tutti i miei ricordi sono legati a mio fratello e ai miei cugini: eravamo invincibili.
Le nostre lunghe giornate estive, in quelle lunghe estati che duravano tre mesi pieni, erano fatte di battaglie contro galli particolarmente combattivi e di passeggiate alla “palombara” con zio Mario, che ci raccontava le storie di Giovannino senza paura.
Se le inventava lui ogni volta per noi, ed erano sempre piene di fascino e di mistero.
Ricordo anche la giornata del bagno…un avvenimento!
Un grande bagnapiedi vicino al camino e noi che venivamo lavati a turno.
Prima io, unica femmina, separata dagli altri e poi uno a uno loro, i maschi…La vasca non c’era, come in ogni casa che si rispetti, e sembra un secolo fa.
Ricordo le passeggiate con nonno Bartolo, quando andavamo a funghi alle “prata larghe”, i pratoni al bivio di Scai, che oggi sono così cambiati, e i torini che si affacciavano fra l’erba bianchi, sodi, stupendi.
E quanti ce n’erano, quanti, e che soddisfazione trovarli e raccoglierli: uno, un altro e ancora uno…
Ricordo le giornate della trebbiatura all’aia.
C’era una nuvola di polvere che rimaneva fissa nell’aria per giorni e gli uomini si caricavano i sacchi pieni e pesanti sulle spalle impolverate, fermandosi ogni tanto per un bicchiere di vino.
Il rumore di quella goffa macchina, la “trebbiatrice”, ci stordiva e rimaneva nelle orecchie fino alla notte, insieme con i canti delle cicale e a qualche spiga incastrata nei calzini.
E le donne,chiacchierando, ruotavano i setacci per separare con movimenti abili e veloci non ricordo più cosa…e le cassapanche e i capestili e il gioco della “morra” la sera e…
Ricordo le pesca dei gamberi alla “Nea”, quando partivamo di notte armati di stivali, torce, secchi e retini per andare al fiume a pescare quei gamberi azzurri, placidi e accecati dalle nostre luci improvvise, che nel vano tentativo di fuggire cadevano nella trappola dei nostri retini.
Erano tantissimi e nella pentola il loro azzurro si trasformava come per magia in un gustosissimo rosso.
Sono scomparsi all’improvviso, tutti insieme, un po’ come i dinosauri, non ce n’è più neanche uno (e non per colpa nostra…).
Oggi torno a questo paese un po’ più stanca, con occhi diversi e vedo tante facce che non conosco più, soprattutto tanti ragazzi dei quali non so nemmeno il nome.
Ma la cosa che più mi colpisce è vedere la piazza trasformata in un grande e affollato garage all’aperto e quelle case riunite a salotto che si sentono un po’ messe in disparte, come in secondo piano, usurpate della loro intimità e tranquillità invernale.
Comunque per me come per tutti, credo, tornare ogni anno a Colle è quasi una malìa, un richiamo al quale non si riesce e non si vuole resistere per ritrovare ancora quelle montagne, quell’aria, quel silenzio, quei gesti sempre uguali, quella noia e quei mille ricordi che continuano ad accompagnarci un anno via l’altro come fogli di un calendario che il vento porta via, insieme con i nostri pensieri.

di Carla Ceccaroni

Come pesa questa valigia…..
vi ho chiuso dentro i miei sogni,
le mie umili cose
e le foto di mamma e papà.

Parto, il vento nei capelli
il vestito più bello
e il sorriso dei miei vent’anni.

Come sarà la vita domani?
La città, il lavoro, la casa.
Ti lascio Colle mio
dove ho trascorso le ore più belle.

Un giorno tornerò qui
e porterò i miei figli;
impareranno ad amarti
come ti amo io

e ascolteranno le storie
sussurrate dalle tue case.

di Anna Maria Balducci

Ma che è IL COLLE pe’ te?

Qualche mese fa, forse dopo agosto o dopo quella di ottobre scrissi questo pensiero, ma non l’ho mai condiviso con nessuno.
Oggi, in un momento veramente triste per me per quanto successo a Moka mi sento di farlo con voi.
Mi trovo sul traghetto che mi porta in Sardegna, per un agosto anomalo, non con lo spirito giusto.

Ma che è IL COLLE pe’ te?

– Ehh… Mo’ provo a spiegattelo, però non t’assicuro che ce riesco…

– Pe’ me IL COLLE era il sorriso di Nonna che ogni anno mi aspettava affacciata alla Sua finestra “bello de Nonna, quanto c’hai messo?!”

– Pe’ me IL COLLE erano le lacrime de Nonna che me salutava quando ripartivo pe Roma che le vacanze so finite “A No’ ma che te piagni mamma mia!!!”, poi però l’ho capito, ahh se l’ho capito…

– Pe’ me IL COLLE era la libertà di poter uscire di casa da solo, anche di sera!!!

– Pe’ me IL COLLE erano le patate, i pomodori e tutte le verdure dell’orto!

– Pe’ me IL COLLE era il poter raccogliere l’ovetto fresco, appena fedato per farci lo zabaione

– Pe’ me IL COLLE era la normalità di lasciare le chiavi attaccate e la porta aperta, e casa nostra era sempre aperta a tutti, a tutte le ore!!

– Pe’ me IL COLLE era andà a funghi, a more, a castagne. Era andasse a “prende” le pannocchie o le melette de nibi.

– Pe’ me IL COLLE era lo stupore prima, la familiarità poi, di vedere mucche pecore e cavalli andare a bere alla fontana!

– Pe’ me IL COLLE era la normalità del “cìro cìro..”

– Pe’ me IL COLLE erano Mario, Lorenzo, Matteo, Angelo… Ma poi pure tutti quelli piccoli (che mo so più grossi de noi), e poi quelli grandi (che mo’ so come noi!) e tutti “l’appellaticci” che mo però so dei nostri!!!

– Pe’ me IL COLLE era andà a dormi tardi e svegliasse presto cosi avevamo più tempo per stare insieme… non per tutti però…”ANGEEEELOOOOOOOOO”

– Pe’ me IL COLLE erano le biglie e quelle piste che per noi erano circuiti da F1!!!

– Pe’ me IL COLLE era Colle – Torrita giocata da noi, da loro, a Scai, da Robertino, do’ ve pare, tanto era uguale, vincevamo sempre noi…

– Pe’ me IL COLLE era quel sonno profondo la prima sera, bello fresco rilassato, dopo che a Roma non dormivi da 1 mese!

– Pe’ me IL COLLE era la casetta sull’albero giù da Giovacchino..

– Pe’ me IL COLLE erano le nostre bici, i giri impossibili e i botti memorabili!!

– Pe’ me IL COLLE era quella sfida mai vinta de riuscì a passare la Palombara senza mai scende, ma quel sasso era un muro invalicabile…

– Pe’ me IL COLLE era quella sensazione di paura ogni volta che con le bici, chissà dove stavamo, incontravi i “cani delle pecore..”

– Pe’ me IL COLLE erano quegli anni che c’era il sole la mattina e pioveva sempre il pomeriggio, ma per noi non era un problema: piripicchio, merda, l’uomo-nero, traversone, l’assasino, risiko..

– Pe’ me IL COLLE era lo schiaccia-sette in 30 in piazza!

– Pe’ me IL COLLE era il nascondino

– Pe’ me IL COLLE era il biliardino

– Pe’ me IL COLLE era il non fare niente e star seduti in piazza a godersi il sole e il venticello..

– Pe’ me IL COLLE era il su e giù da Torrita

– Pe’ me IL COLLE era andà giù al Bar ma era sempre chiuso, e quando apriva le patatine erano sempre scadute.. poi però è diventato BARCOLLO ed era il ritrovo di tutti e c’era sempre tutto!

– Pe’ me IL COLLE era la fila alla fontana per riempire la brocca per pranzo

– Pe’ me IL COLLE era il “vendemo l’ajo le patate e le cipolleeee!!”

– Pe’ me IL COLLE era quello stare sempre con l’orecchio attento al clacson del fornaio e poi la corsa sennò finivano l’ossi.

– Pe’ me IL COLLE era la Valle

– Pe’ me IL COLLE erano le ore e ore alla cancellata a ridere

– Pe’ me IL COLLE era l’ebbrezza di andare ad Amatrice a prende i cornetti caldi a mezzanotte

– Pe’ me IL COLLE era quel cielo stellato ai picchetti che sembrava finto per quanto era bello

– Pe’ me IL COLLE è stato il primo bacio e le prime cotte..

– Pe’ me IL COLLE era la notte di San Lorenzo

– Pe’ me IL COLLE era lu canittu senza coda..

– Pe’ me IL COLLE era la sfida impossibile di passare di notte a capo-croce

– Pe’ me IL COLLE era girare per tutti i paesi per vendere i biglietti e per attaccare i manifesti

– Pe’ me IL COLLE era girare per ogni casa a prendere sedie e tavoli per il torneo di briscola

– Pe’ me IL COLLE era la tortura di montare e smontare il palco e l’incazzatura che eravamo sempre i soliti.. Ora me le incollerei da solo quelle palanche…

– Pe’ me IL COLLE era l’organetto la sera della festa, o quello di Gianni tutti i giorni

– Pe’ me IL COLLE era la braciolata e la pasta in piazza

– Pe’ me IL COLLE erano le serenate, i spazzacammin e i “bevilo tutto tutto…”

– Pe’ me IL COLLE erano le passeggiate in montagna armati solo di panini e salamella

– Pe’ me IL COLLE era la Processione

– Pe’ me IL COLLE erano i gavettoni a ferragosto

– Pe’ me IL COLLE erano i nostri segreti che ancora costudiamo…

– Pe’ me IL COLLE era la garanzia che le vacanze sarebbero state belle a prescindere

– Pe’ me IL COLLE, anche se non c’era niente erasempre il posto più bello del mondo

– Pe’ me IL COLLE è stato diversi Capodanni, molte Pasque ma Tutti i Ferragosti. Questo sarà forse il primo, spero l’unico lontano…

Pe’ me IL COLLE è stato ed è veramente TANTO… datte sta ristruttuarata e sbrigati a tornare perché mi manchi veramente TROPPO.
​​​​​​​​​
​​​​​​​​​​​
​ Andrea
13/08/17

Associazione dei Proprietari Collegentilesco

Ciao a tutti

Al contrario di quanto dice il motto “l’abito non fa il monaco”, credo invece che nella nostra epoca l’immagine faccia anche sostanza.

Perciò ho pensato di creare un logo per la nostra Associazione dei Proprietari di immobili di Collegentilesco che può essere utile nella corrispondenza ufficiale con le istituzioni interessate alla ricostruzione.

La grafica riprende il logo dell’Associazione Proloco Collegentilesco, che rappresenta il bello del nostro paese prima del fatidico 24 agosto (il bello ambientale, ma anche quello dei nostri ricordi e dei nostri sentimenti), nonché la situazione, magari migliore, alla quale noi tutti aspiriamo a tornare al più presto.

Al logo originario – costituito schematicamente dallo skyline della montagna dell’Aleggia (o del Leone come dicevamo noi) e dalla facciata della nostra povera chiesetta – ho semplicemente aggiunto il profilo di una gru, quale simbolo della ricostruzione (un po’ di ottimismo che diamine!).

Che ne pensate?

Sempre forza Colle!

 

Claudio Nardi

Riunione con Comune di Amatrice e Ufficio Speciale per la Ricostruzione

Salve a tutti
Cercheremo qui di riportare i punti illustrati nella riunione di “approccio” di oggi 13/07/2017 tenutasi presso l’ufficio per la ricostruzione a Rieti.
Erano presenti:
per il Comune di Amatrice il Consigliere Delegato ing. Filippo Palombini
per l’USR (Ufficio Speciale per la Ricostruzione) l’ Arch. Maria Grazia Gazzani

L’oggetto della riunione era:
le perimetrazioni, il perchè, il come, vantaggi, svantaggi, conseguenze
la partecipazione della popolazione

Le perimetrazioni, previste nel decreto legge 186 ed attuate con ordinanza commissariale n. 25, sono state appunto inserite come strumento nel processo di ricostruzione, le condizioni per cui una frazione sia perimetrata, parzialmente o nella sua interezza. Quindi iniziamo a fare una distinzione in zone perimetrate e zone non perimetrate.
La perimetrazione è un vincolo.
Cioè a dire che finche non vengono approvati i piani urbanistici attuativi, nella zona perimetrata non può essere eseguito niente.
L’iter prevede dei tempi dettati da regole ben precise, a partire dai 150 giorni che sono stati stabiliti come tempi del Comune per la presentazione dei piani urbanistici attuativi, i quali una volta elaborati, devono essere approvati dal consiglio comunale, avere un periodo di pubblicazione, le eventuali osservazioni, la richiesta dei pareri alla conferenza dei servizi ed infine tornare in giunta comunale per l’approvazione.
Quindi semplificando il tutto considerando che le frazioni perimetrate sono 40, i tempi sono all’incirca 2 anni.
Le zone non perimetrate viceversa, possono iniziare le procedure da oggi.
Le perimetrazioni sono state presentate alla Regione che in Giunta ne ha preso atto, non approvandole definitivamente, ma non per il discorso della microzonazione, ma perchè ha dato il mandato ai Comuni ad avviare le consultazioni con la popolazione, affinche la stessa possa porre delle osservazioni, che qualora accettate porteranno ad una modifica delle perimetrazioni per la definitiva approvazione.
Le osservazioni dovranno essere presentate entro il 31 agosto 2017, per far si che a settembre vengano riportate in giunta Regionale.
Le osservazioni debbono essere presentate dalle frazioni, attraverso i rappresentanti delle associazioni, con verbale di assemblea.
Perchè è stata scelta, la soluzione delle associazioni? Siccome il processo di consultazione con la popolazione è previsto sin dall’emanazione del decreto, e siccoome il territorio di Amatrice è composto da 69 frazioni, operare a mezzo assemblee generali tra comune e singola frazione porterebbe via notevole tempo, quindi è stato deciso di creare una struttura partecipativa dal basso che, tramite i rappresentanti, in modo veloce e snello riporti le esigenze al Comune ed all USR. Cio’ garantirà un notevole risparmio di tempo e snellimento delle procedure.
A tale scopo è prevista l’instituzione di canali di informazione diretta, dove viaggeranno comunicazioni inerenti il processo di ricostruzione, tra istituzioni e rappresentanti delle frazioni.
I rappresentanti delle frazioni avranno il diritto ed il dovere di recepire le informazioni, divulgarle, e comunicare esiti alle strutture predisposte. Il comune con la costituzione e la validazione dell’associazione si obblighera alla trasmissione di tutte le comunicazioni alle singole frazioni.
Il tutto è finalizzato ad ottenere, come obbiettivo massimo un “lavoro a 4 mani” da cui usciranno bozze, pianificazioni, istanze e quant’altro inerente al processo di ricostruzione.
Il fine ultimo è produrre un elaborato, un piano di ricostruzione, che sia firmato, avvallato daa Comune, USR e cittadini, tale obiettivo non potrà avere nessun giudizio negativo da parte politica vista la portata ed il valore della concertazione delle parti, di conseguenza un acceleramento degli stessi processi.
Vantaggi e svantaggi della perimetrazione
E’stato detto che la differenza è nei tempi di esecuzione, subito o tra due anni
ma ci sono anche altri fattori da considerare, un o ad esempio nel caso di non perimetrazione è il ricostruire senza un piano urbanistico attuativo, rischio di “ricostruire male”
Non male in senso di sicurezza antisismica, ma senza l’ausilio del piano urbanistico, quindi non è che il fuori perimetrazione possa ricostruire come vuole, l incipit del comune sarà quello di approvare le situazioni preesistenti come volumetrie etc, ma laddove ci siano frazioni con perimetrazioni parziali, la ricostruzione possibile va fatta ai fini di un urbanizzaione delle restant parti della frazioni, quindi un piano di ricostruzione anch’esso concertato.
Il decreto, a vantaggio della perimetrazioni, prevede che all’interno delle stesse, lo stato provvedesse al finanziamento delle opere pubbliche, cioè servizi strade e quant’altro
Di conseguenza, al di fuori della perimetrazione, si hanno meno fond ia disposizione per cio che concerne le opere pubbliche, attenzione, opere pubbliche quindi non stiamo parlando di ricostruzione privata.
E’ uno svantaggio? non è detto, ci sono frazioni che purtroppo ne necessitano, frazioni no, inoltre va considerato che per gli stanziamenti pubblici ancora all orizzonte non si vedono fondi.
In molte frazioni cè la necessità di riparazioni, non di ripristini, ed i costi sono molto diversi.
la domanda da porsi principalmente in questa fase è: fra due anni farò come ricostruzione e stesse cose che farei adesso? se si, perchè tra due anni e non ora le faccio? laddove ci siano dei problemi trasformazione di tessuto urbano, di tipologia edilizia è chiaro che va tutto coordinato in modo ben diverso, ma dove tra due anni i lavori saranno gli stessi che potremmo realizzare ora, perche aspettare?
Uscire dalla perimetrazione non si può,si possono presentare istanze di revisione, ma debbono essere presentate nelle modalità che ci verranno comunicate, e attraverso l’associazione dei proprietari, sotto forma di aggregato, concertata, non un singolo.
in sostanza, a grandi linee, si potra presentare istanza per posso ridurre? posso ampliare?
La cosa fondante di tutto è l’associazione.
Se viene proposta una modifica, un quesito, una interpellanza, proposta a livello frazione ovviamente avrà un valore.
viene fatta l’ipotesi estrema, attenzione, non impercorribile.
Qualora un intera frazione riesca a coordinare al suo interno una pianificazione complessiva di ricostruzione, e ne ha i motivi in base a quelli che saranno i trip-guide che ci saranno dati, il quesito alla regione avrebbe notevole valenza.
Ovvio che per ottenere cio occorre coordinazione tra professionisti e abitanti nel complesso della frazione.
A nostra domanda precisa ci è stato risposto che per il comune e per l’USR, l associazione è fondante, i criteri di costituzione sono stati stabiliti, ma essendo a conoscenza delle problematiche possibili, hanno mano libera per decidere sulla validità di costituzione.

Eleborati perimetrazione da Regione (335 download)

Statuto Associazione Proprietari Collegentilesco

Come comunicato pubblichiamo la copia dello statuto per la costituzione dell’Associazione dei Proprietari di Collegentilesco.
Siete invitati tutti a prenderne visione.
Richieste di chiarimenti e osservazioni possono essere replicate qui.
L’assemblea sarà convocata dopo la riunione che si terrà giovedi presso l’ufficio per la ricostruzione a Rieti, ed avrà carattere costitutivo.

Nota: per i proprietari di altre frazioni che vogliano approfittare di questo documento, noi non abbiamo nessun veto negativo a titolo collaborativo è gradita la richiesta per l’utilizzo.

Atto-costitutivo-Associazione-Proprietari-def.pdf (125 download)
ATTO-DI-DELEGA-ASS.docx (111 download)

Microzonazione sismica

A seguito del terremoto aquilano del 2009, una faglia attiva e capace (faglia di Paganica) ha interessato una parte di territorio occupato da manufatti di varia tipologia (edifici, strade, lifelines, ecc.), spingendo la Regione Abruzzo a richiedere la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile (DPC) per definire i criteri di gestione delle aree limitrofe alla faglia. Il DPC ha quindi costituito un Gruppo di Lavoro formato da esperti di varia estrazione (geologi del terremoto, ingegneri strutturisti e architetti pianificatori) per affrontare il problema in termini generali e definire le linee guida per il trattamento della pericolosità da fagliazione di superficie ai fini della Microzonazione Sismica. Questo documento presenta la sintesi del lavoro svolto ed è articolato in forma di linee guida operative per amministratori e pianificatori del territorio.
Il documento è costituito da due parti.
Nella PARTE PRIMA si definisce il fenomeno fisico delle faglie attive e capaci e/o potenzialmente attive e capaci e si descrive una procedura tecnico operativa per stabilire la forma e le dimensioni delle zone di faglia.
La PARTE SECONDA disciplina gli usi del suolo in zone di faglia attiva e capace, sia dal punto di vista urbanistico, che dal punto di vista delle classi d’uso dei manufatti. Chiude questa parte del documento una breve descrizione dei ruoli svolti nel processo dalle istituzioni pubbliche.
Nel documento allegato ci sta il perché ed il significato della Microzonazione sismica e in teoria quello che ci dobbiamo aspettare

Linee_Guida_Faglie_Attive_Capaci_2016.pdf (278 download)

Abbuticchiala ….. il giorno dopo

Vi avevamo promesso L’AMAtriciana, quella seria, quella vera, abbiamo fatto di tutto per farvela trovare, ma in fondo nel nostro piccolo volevamo farvi conoscere quello che siamo, farvi conoscere l’amore che abbiamo per il nostro borgo, Collegentilesco, farvi conoscere il nostro impegno per non disperdere nemmeno una piccola parte di quello che abbiamo creato nel tempo, chiedervi aiuto per creare un posto dove poter continuare ad essere noi, ad impegnarci per il nostro territorio, per farlo rimanere sempre vivo e costruttivo.

Speriamo di esserci riusciti, il nostro intento crediamo sia visibile attraverso il nostro impegno.

Siamo stati anche fortunati per una temperatura non molto eccessivamente calda e qualche refolo di venticello, per noi ma soprattutto per voi che, speriamo, abbia contribuito a farvi godere la bellezza e la tranquillità del posto scelto, un enorme grazie ai padroni di casa Arturo e Cinthia.

Abbiamo scelto il meglio, sia dal punto di vista professionale, sia dal punto di vista dell’amicizia, per farvi trascorrere un po di tempo in tranquillità ed in serenità, che vi possiamo garantire avete trasmesso anche a noi.

Abbiamo scelto il nostro amico Alfonso e la storia del suo Hotel-Ristorante Roma, e già li sapevamo di aver vinto per quanto riguardava la bontà e la perfezione dell’AMAtriciana, giocavamo in casa e lo sapevamo.

Elisabetta e Francesco a sporzionare dalle teglie sono stati fantastici e velocissimi, abbiamo cercato di fornirgli supporto piu possibile, ma la professionalità non è acqua.

Abbiamo scelto degli animatori Leoniinfesta, fantastici per i piu piccoli, degli animatori che hanno catturato il loro interesse fin dal primo istante, che li hanno trascinati in giochi e situazioni con gioia e spensieratezza.

Abbiamo scelto un pilota che guidasse il tutto, mentre tutti noi eravamo impegnati ciascuno nel proprio compito, per far svolgere il tutto al meglio, e chi meglio di Carmelo, polivalente istrione, ma soprattutto grande, grandissimo amico, sentire la sua voce leggere il perchè di “abbuticchiala”, quella voce in cui traspariva l’emozione di quello che leggeva, era come se ci fosse qualcuno di noi a leggerla, perche’ lui è uno di noi.

Abbiamo scelto la satira per divertirvi e Fabrizio e Gianfranco sono stati fantastici, abbiamo scelto un eccezionale Renato Zero ed un magnifico Mario Biondi (Danilo Grimieri), e non poteva mancare il nostro organetto fatto suonare alla perfezione da Matteo Di Fabio, abbiamo visto i volti soddisfatti, piacevoli e divertiti.

Un grazie particolare va a Simone, sempre presente e partecipativo, ed alla Romana Diesel che è stata da subito con noi.

Cari Amici, beh per noi è tutto, ci siamo guardati e sorridendo abbiamo detto, si ce l’abbiamo fatta, ci siamo riusciti.

Siete venuti ad aiutarci in tanti, e vi ringraziamo enormemente per averci dato fiducia e supporto.

Grazie, veramente grazie grazie grazie a tutti di cuore, cercheremo di offrirvi altri di questi eventi nella speranza di riuscire a trasmettervi ancora il meglio di noi

Vi abbracciamo abbuticchiandoci a voi

Il comitato ABBUTICCHIALA

Un saluto a tutti che sta tutto in questo breve video https://www.facebook.com/carmelo.tesauro/videos/10211230492151912/