Il Nostro Cielo

Fino da bambini, nelle nostre discese o salite a Torrita, o nel nostro girovagare camminando, abbiamo avuto sopra le nostre teste lo splendore della via Lattea stagliata in mezzo a quel cielo amato, magari accompagnati a terra dalle lucciole ormai quasi sparite.

Per tanti può essere stata un’abitudine, come per dire “si va be’, è sempre quello”. Invece no, ogni voltà era uno spettacolo che aveva qualcosa di speciale dalla volta precedente, ed oggi è la stessa identica cosa, e di anni ne sono passati.

Poi arriva un gruppo di ragazzi a Colle, insieme a Mario e Tea, e rimangono affascinati da quello spettacolo.

Uno di loro è un appassionato di fotografia, e pensa di realizzare un qualcosa di particolare, creando un effetto speciale con dei giochi di luce.

Grazie Simone Cerulli, grazie per il tuo omaggio, per la tua creatività e per la disponibilità.

Grazie di cuore, si con il cuore che ci hai fatto battere un po’ più veloce.

Colle - Via Lattea
Foto di Simone Cerulli

LE MURA E LE PORTE DI AMATRICE

Ho scoperto questo bellissimo lavoro di ricerca e memoria storica, veramente interessante e ben fatto, ho chiesto il permesso al suo autore, L’Architetto Giulio Annibali, di poterlo pubblicare qui sul nostro sito, ci sono delle cose che nemmeno i più anziani di noi probabilmente sanno o immaginano. Spero caro Giulio di essere riuscito a dare un formato il più rappresentativo possibile alla Tua ricerca nella trasposizione e colgo ancora l’occasione per ringraziarTi
Giovanni Alegiani

LE MURA E LE PORTE DI AMATRICE
E’ doveroso, visti gli avvenimenti e la catastrofe avvenuta ad Amatrice in questo ultimo anno, non attendere la pubblicazione di alcune mie ricerche fin ora fatte su Amatrice, ma anticiparne una piccola trance.
-Una parte fù già trattata in un convegno, organizzato alcuni anni fa dalla Dott.ssa Floriana Svizzeretto nel sala dell’ex cinema di Amatrice, riguardante la trasformazione della chiesa di S. Domenico in cinema e la ripercussione che ebbe, sulla fruibilità del Corso, il muro di contenimento del vicino distributore di carburanti.
-La parte riguardante la Viabilita nell’alto Velino e Tronto tra l’800 e il 900, fù già da me trattata nel convegno “Habitat e Città Antica” tenutosi a Rieti il 20 Febbraio 2013
-Un’esposizione più ampia ebbi modo di farla con le scuole di Amatrice nella Sala S. Giuseppe, il 31 Maggio 2016 dal titolo “ Amatrice da Ferdinando II alla Repubblica”.
-Un’ultima più recente “L’urbanistica e la storia di Amatrice” fù esposta il 20 giugno 2017 in occasione del convegno “ Nel Cratere.. un laboratorio per la ricostruzione”.
LA TRANCE, CHE QUI ANTICIPO CON FOTO E DISEGNI, RIGUARDA L’IPOTETICA RICOSTRUZIONE DELLE MURA E DELLE PORTE DELLA CITTÀ ALLA FINE DELL’800

La costruzione della strada Picente nella seconda meta dell’800, rivoluzionò completamente l’intera visione di Amatrice. La fruibilità delle vecchie porte venne meno e si ebbe così forzosamente una visione di Amatrice limitata al solo Corso Umberto. L’abbandono degli storici ingressi, occultò la vera storia della città.

La chiesa di S. Lorenzo a Flaviano, all’inizio del corso, fu demolita e quella prospicente di S. Domenico, ora cinema, subì una completa trasformazione. (Fu rialzato il solaio della chiesa e fu realizzato il locale sottostante).

Altro danno, fu il muro di contenimento all’inizio del corso per consentire il passaggio della strada carrozzabile Picente, con conseguente innalzamento tramite un muro di contenimento del piazzale antistante il cinema. Fu così interrotto il corso dividendolo in due segmenti a quote diverse. La vista del corso, che prima aveva inizio dall’ex mattatoio, ora supermercato, di fatto fu scorciata di circa 100 metri non mostrando più la sua intera lunghezza. Tanto fu la forzatura architettonica ed urbanistica, che ironicamente, il luogo fu denominato : “La Balaustra”, balconata sulla fine del Corso.
Tutti coloro che transitavano da porta Romana ( sotto l’ospedale ) avevano la visione, che ebbe l’Inglese Edward Lear, quando nel 1844 disegnò il bellissimo acquarello che ancora oggi ci mostra l’imponenza della Città di Amatrice.

Porta Romana,comunque, non era l’accesso più importante alla città, considerando che all’epoca Amatrice era parte integrante del Regno delle due Sicilie,
Porta S. Francesco era l’ingresso per tutti coloro che venivano dall’Aquila sede provinciale.

Invece a porta Carbonara, integrata sotto la torre di S. Agostino, transitava chi proveniva dalle frazioni verso est e verso i monti della Laga nel Teramano.

Da Porta della Marina, uscivano due strade, una verso la zona Filetta, e l’altra verso le terre Summatine.

Porta Castello, prende il nome dal sovrastante Castello ora ( Opera Don Minozzi femminile) e dirigeva il transito dei viandanti verso il fiume Castellano.

Tutte le strade all’epoca erano soltanto cavalcabili, tanto risulta da comunicazioni che il comune faceva alla Sottoprefettura di Cittaducale appena dopo l’unità d’Italia. Per una viabilità carrabile occorre attendere la seconda metà dell’ottocento. Amatrice, non essendo più una città di confine (Stato della chiesa e Regno Borbonico) con il nuovo assetto politico, il Regno d’Italia, fu traversata dalla nuova strada, La Picente, congiungente L’Aquila con Ascoli. Amatrice diventò città di transito tra due regioni, Marche e Abruzzo, che finalmente potevano scambiare i loro interessi facendo parte dello stesso stato. Nascevano in quei periodi, tra le tante industrie anche la dolciaria Nurzia all’Aquila e la distilleria Meletti ad Ascoli. Queste erano l’esempio di alcuni transiti commerciali che vedevano Amatrice protagonista di passaggio, di sosta e di sviluppo. I collegamenti, verso la Salaria per Roma, dovettero transitare per tanti anni tramite la Romanella, soltanto dopo i grandi lavori dell’edificazione della diga sullo Scandarello, si ebbe un collegamento diretto con la Salaria da ponte Scandarello a Casale Nibbi.

Nulla si riesce a fare da SOLI. Il tutto è frutto di colloqui e materiale recepito da tanti amici. Ringrazio in particolare :L’Archivio di Stato di Rieti, La Rivista : Fidelis Amatrix nella persona di Mario Ciaralli, Vincenzo Di Flavio, Adriano Ruggeri, Antonio Campesi, Claudio Bizzoni e ognuno che ha diffuso le proprie informazioni e foto riguardanti Amatrice, nonché mio zio Vincenzo Graziani e mio Padre per le loro preziose documentazioni e narrative.

Ma che è IL COLLE pe’ te?

Ma che è IL COLLE pe’ te? Qualche mese fa, forse dopo agosto o dopo quella di ottobre scrissi questo pensiero, ma non l’ho mai condiviso con nessuno.
Oggi, in un momento veramente triste per me per quanto successo a Moka mi sento di farlo con voi.
Mi trovo sul traghetto che mi porta in Sardegna, per un agosto anomalo, non con lo spirito giusto.

Ma che è IL COLLE pe’ te?

– Ehh… Mo’ provo a spiegattelo, però non t’assicuro che ce riesco…
– Pe’ me IL COLLE era il sorriso di Nonna che ogni anno mi aspettava affacciata alla Sua finestra “bello de Nonna, quanto c’hai messo?!”
– Pe’ me IL COLLE erano le lacrime de Nonna che me salutava quando ripartivo pe Roma che le vacanze so finite “A No’ ma che te piagni mamma mia!!!”, poi però l’ho capito, ahh se l’ho capito…
– Pe’ me IL COLLE era la libertà di poter uscire di casa da solo, anche di sera!!!
– Pe’ me IL COLLE erano le patate, i pomodori e tutte le verdure dell’orto!
– Pe’ me IL COLLE era il poter raccogliere l’ovetto fresco, appena fedato per farci lo zabaione
– Pe’ me IL COLLE era la normalità di lasciare le chiavi attaccate e la porta aperta, e casa nostra era sempre aperta a tutti, a tutte le ore!!
– Pe’ me IL COLLE era andà a funghi, a more, a castagne. Era andasse a “prende” le pannocchie o le melette de nibi.
– Pe’ me IL COLLE era lo stupore prima, la familiarità poi, di vedere mucche pecore e cavalli andare a bere alla fontana!
– Pe’ me IL COLLE era la normalità del “cìro cìro..”
– Pe’ me IL COLLE erano Mario, Lorenzo, Matteo, Angelo… Ma poi pure tutti quelli piccoli (che mo so più grossi de noi), e poi quelli grandi (che mo’ so come noi!) e tutti “l’appellaticci” che mo però so dei nostri!!!
– Pe’ me IL COLLE era andà a dormi tardi e svegliasse presto cosi avevamo più tempo per stare insieme… non per tutti però…”ANGEEEELOOOOOOOOO”
– Pe’ me IL COLLE erano le biglie e quelle piste che per noi erano circuiti da F1!!!
– Pe’ me IL COLLE era Colle – Torrita giocata da noi, da loro, a Scai, da Robertino, do’ ve pare, tanto era uguale, vincevamo sempre noi…
– Pe’ me IL COLLE era quel sonno profondo la prima sera, bello fresco rilassato, dopo che a Roma non dormivi da 1 mese!
– Pe’ me IL COLLE era la casetta sull’albero giù da Giovacchino..
– Pe’ me IL COLLE erano le nostre bici, i giri impossibili e i botti memorabili!!
– Pe’ me IL COLLE era quella sfida mai vinta de riuscì a passare la Palombara senza mai scende, ma quel sasso era un muro invalicabile…
– Pe’ me IL COLLE era quella sensazione di paura ogni volta che con le bici, chissà dove stavamo, incontravi i “cani delle pecore..”
– Pe’ me IL COLLE erano quegli anni che c’era il sole la mattina e pioveva sempre il pomeriggio, ma per noi non era un problema: piripicchio, merda, l’uomo-nero, traversone, l’assasino, risiko..
– Pe’ me IL COLLE era lo schiaccia-sette in 30 in piazza!
– Pe’ me IL COLLE era il nascondino
– Pe’ me IL COLLE era il biliardino
– Pe’ me IL COLLE era il non fare niente e star seduti in piazza a godersi il sole e il venticello..
– Pe’ me IL COLLE era il su e giù da Torrita
– Pe’ me IL COLLE era andà giù al Bar ma era sempre chiuso, e quando apriva le patatine erano sempre scadute.. poi però è diventato BARCOLLO ed era il ritrovo di tutti e c’era sempre tutto!
– Pe’ me IL COLLE era la fila alla fontana per riempire la brocca per pranzo
– Pe’ me IL COLLE era il “vendemo l’ajo le patate e le cipolleeee!!”
– Pe’ me IL COLLE era quello stare sempre con l’orecchio attento al clacson del fornaio e poi la corsa sennò finivano l’ossi.
– Pe’ me IL COLLE era la Valle
– Pe’ me IL COLLE erano le ore e ore alla cancellata a ridere
– Pe’ me IL COLLE era l’ebbrezza di andare ad Amatrice a prende i cornetti caldi a mezzanotte
– Pe’ me IL COLLE era quel cielo stellato ai picchetti che sembrava finto per quanto era bello
– Pe’ me IL COLLE è stato il primo bacio e le prime cotte..
– Pe’ me IL COLLE era la notte di San Lorenzo
– Pe’ me IL COLLE era lu canittu senza coda..
– Pe’ me IL COLLE era la sfida impossibile di passare di notte a capo-croce
– Pe’ me IL COLLE era girare per tutti i paesi per vendere i biglietti e per attaccare i manifesti
– Pe’ me IL COLLE era girare per ogni casa a prendere sedie e tavoli per il torneo di briscola
– Pe’ me IL COLLE era la tortura di montare e smontare il palco e l’incazzatura che eravamo sempre i soliti.. Ora me le incollerei da solo quelle palanche…
– Pe’ me IL COLLE era l’organetto la sera della festa, o quello di Gianni tutti i giorni
– Pe’ me IL COLLE era la braciolata e la pasta in piazza
– Pe’ me IL COLLE erano le serenate, i spazzacammin e i “bevilo tutto tutto…”
– Pe’ me IL COLLE erano le passeggiate in montagna armati solo di panini e salamella
– Pe’ me IL COLLE era la Processione
– Pe’ me IL COLLE erano i gavettoni a ferragosto
– Pe’ me IL COLLE erano i nostri segreti che ancora costudiamo…
– Pe’ me IL COLLE era la garanzia che le vacanze sarebbero state belle a prescindere
– Pe’ me IL COLLE, anche se non c’era niente erasempre il posto più bello del mondo
– Pe’ me IL COLLE è stato diversi Capodanni, molte Pasque ma Tutti i Ferragosti. Questo sarà forse il primo, spero l’unico lontano…

Pe’ me IL COLLE è stato ed è veramente TANTO… datte sta ristruttuarata e sbrigati a tornare perché mi manchi veramente TROPPO.
​​​​​​​​​​
​ Andrea
13/08/17

Ma che è il Colle per te?

Magliette ABBUTICCHIALA

Sono ancora disponibili le magliette celebrative dell’evento “ABBUTICCHIALA”

magliette Abbuticchiala

Chiunque fosse interessato, può farne richiesta a mezzo mail a associazioneproloco@collegetilesco.it o effettuare il pagamento a mezzo pay-pal, il costo + di 10 euro, con un minimo importo per la spedizione potremo inviarla all’indirizzzo che ci sarà comunicato-

Le misure disponibili sono M, L, le quantità ancora a disposizione non sono molte, in caso di esaurimento taglia, sarà comunicato e rimborsato il costo nel caso di scelta equivalente con altra taglia

“vademecum” regolamento Associazione dei Proprietari

Regolamento Associazione dei Proprietari

Questa breve disanima del documento pubblicato dal Comune di Amatrice, ha lo scopo di fungere da ceck-list per l’adempimento degli aspetti organizzativi e di quelli formali da portare a compimento al fine di costituire l’associazione dei proprietari della frazione, in ottemperanza appunto a quanto stabilito dal regolamento.

Come tra l’altro già emanato nel decreto n.186 del 17 ottobre 2016, si dava l’input a realizzare la massima concertazione, partecipazione ai processi di ricostruzione con il coinvolgimento della popolazione.

 

l’Art. 1 dichiara le finalità per cui il Comune di Amatrice ha redatto il regolamento in oggetto, in particolare stabilisce che ci saranno dei soggetti che saranno accreditati per partecipare alla concertazione tra Proprietari, Comune di Amatrice e l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione.

 

l’Art. 2 precisa che i cittadini proprietari di immobili nel territorio possono costituirsi in Associazioni di proprietari. Messa in questo modo sembrerebbe che la costituzione di un’Associazione sia possibile, ma non obbligatoria, ma cosi’ non è e viene specificato in articolo successivo.

L’associazione deve essere “certificata” o con atto notarile o con registrazione di scrittura privata.

Ciò sta a significare che deve avere uno “statuto” da cui si evinca la sua costituzione, vale a dire organi di funzionamento, incarichi, con specificata la modalità di votazione per le decisioni interne dell’associazione (compresa la specificazione di deleghe di rappresentanza) e per l’elezione di uno o piu rappresentanti che saranno poi quelli che saranno invitati alla partecipazione.

Nota: non va bene la nostra Associazione Proloco Collegentilesco, in quanto è espressamente citato che i partecipanti all’associazione dei proprietari siano appunto proprietari, la nostra associazione è composta da proprietari e non.

 

l’art. 3 stabilisce i criteri per cui l’Associazione possa essere presa come rappresentativa della frazione precisando che la stessa deve essere composta da almeno i due terzi dei beneficiari dei contributi (art2 ordinanza 19/2017) calcolati sui dati catastali delle particelle della frazione e dei componenti dell’associazione. Questa misura è stata inserita al fine di evitare frammentazioni all’interno delle frazioni e per avere un confronto quanto più possibile univoco e centrato nella frazione.

Le associazioni rappresentative, quindi quelle che rispondono ai criteri di cui sopra, saranno coinvolte negli atti del Comune dell’UPR per l’urbanistica. Di conseguenza tutto ciò sta a significare che la costituzione dell’Associazione dei proprietari è fondamentale, non una opinione.

 

l’art. 4 a mio modesto parere è un refuso, in quanto completamente scollegato con il resto del regolamento e non ha nessuna valenza, fine specifico con la formazione delle Associazioni di proprietari, è chiaro che un aggregato è composto da proprietari, ma lo avrei visto funzionale al discorso se ci fosse stato specificato che il rappresentante dell’aggregato avesse funzionalità di rappresentanza all’interno dell’Associazione, cosa che non risulta appunto nell’art. 4. Tra l’altro i rappresentanti degli aggregati non possono essere nominati finché non sia sancito dall’UPR il riconoscimento degli stessi.

 

l’art. 5 semplice comunicazione che stabilisce che una volta formata l’Associazione dei proprietari la stessa deve essere registrata presso l’albo delle Associazioni che viene costituito con il suddetto regolamento.

In particolare aggiunge cosa dovrà essere depositato insieme alla richiesta:

– Domanda

– Atto Costitutivo e Statuto o scrittura autenticata

– Verbale di Assemblea con nomina di rappresentanti

– Elenco associati con l’indicazione dei beneficiari cui all’Ord 19/2017 e il relativo valore base imponibile catastale rappresentato.

 

e qui iniziano le incombenze da realizzare

 

1) La domanda, forse verrà emanato un modello di domanda non lo so, ma in caso contrario una richiesta di iscrizione si fa, non è un problema.

2) L’atto costitutivo o la scrittura autenticata, al cui interno deve essere contenuto tutto quello detto in precedenza, ci sono dei modelli in giro che possiamo prendere per la stesura, compilarlo, sottoporlo a tutti i partecipanti e poi farlo registrare (credo che costi meno di un atto notarile)

3) Il verbale dell’assemblea da cui risulti la nomina delle cariche e la nomina dei rappresentanti che saranno delegati alla partecipazione agli atti del Comune e dell’UPR

4) L’elenco degli associati (proprietari degli immobili della frazione) beneficiari di quanto stabilito dall’art 2 dell’ordinanza 19/2017, con specificato il relativo valore base di imponibile catastale, ovvero le caratteristiche catastali della proprietà o delle proprietà di ciascun associato. Da qui la richiesta fatta di inviare a mezzo e-mail i dati in oggetto, per la formazione di una base che ci possa consentire di redigere l’elenco.

Il comune in base ai dati forniti dall’Associazione dei proprietari, verificherà la corrispondenza a che il valore sia di almeno i due terzi e darà esito alla registrazione.

 

l’art. 6 cita che verrà pubblicato un elenco con le associazioni registrate rappresentative.

 

gli articoli 7, 8 e 9 stabiliscono l’iter procedurale dividendo lo stesso in tre fasi:

– Fase di consultazione

– Fase di concertazione

– Pianificazione Convenzionata

 

Nella consultazione è previsto che venga fatto un quadro dettagliato della situazione, in particolare le Associazioni rappresentative saranno convocate e saranno chiamate a fornire anche a mezzo di documentazione cartacea e/o fotografica la storia e lo stato delle cose prima degli eventi sismici, in questa fase è prevista anche una individuazione preliminare degli aggregati edilizi (quindi a conferma delle situazioni di fatto esistenti) ai fini di un piano di cantierizzazione. Cioè, vista la conformazione delle frazioni, in cui magari ci sono spazi stretti tra fabbricati o vicoli, potrebbero verificarsi delle problematiche nella creazione dei cantieri, notificando queste cose, come altre si dà all’UPR maggiore informazione che in altri modi non avrebbero se non con sopralluoghi di personale non del luogo nelle singole frazioni, apportano ovvi ritardi.

 

Nella concertazione è prevista un coordinamento tra le parti con la formulazione di pareri preventivi sugli atti derivanti dai piani urbanistici attuativi presentati dal Comune.

All’interno di questa fase il regolamento fa espresso riferimento ad un rapporto costruttivo tra le parti in causa, Proprietari-Comune-UPR, fornendo massima collaborazione sull’ individuazione delle necessità, delle opzioni anche per quanto concerne le modalità costruttive e sulle tecnologie idonee ad aumentare il livello di sicurezza dei fabbricati.

 

Nell’ultima fase, cioè dopo che il Comune ha raccolto, in collaborazione con l’Associazione dei proprietari le informazioni e quant’altro necessario alla redazione dei piani, in sede di stesura appunto le Associazioni dei proprietari saranno invitate ad esprimere parere preventivo sui contenuti degli stessi, prima della presentazione e quindi della successiva adozione da parte del Consiglio Comunale.

Ovviamente il regolamento specifica che il Comune si riserva la facoltà di procedere comunque all’approvazione del piano anche in assenza di parere preventivo positivo dell’Associazione dei proprietari.

 

Art 10 i destinatari di tutto il processo regolamentato sono i proprietari, ovviamente, cita di nuovo gli aggregati, e anche gli edifici singoli, forse mi sfugge qualche particolare ma ripeto, mi sembra una conseguenza logica, si avrà modo di chiedere delucidazioni in merito.

 

art 11 verrà istituito un portale dove saranno pubblicate tutte le informazioni inerenti i processi suddetti, potranno accreditarsi sia le Associazioni validate, ma anche i singoli cittadini, il che personalmente trovo sia molto positivo ai fini dell’informazione.

 

Bene quindi, tutto questo stabilito da regolamento, apre una fase positiva ed estremamente costruttiva, l’Amministrazione sembra voler “sfruttare” al massimo la partecipazione dei cittadini in modo preventivo, con l’obiettivo si presume di ottenere benefici e velocizzazione delle cose per tutti i soggetti facenti parte del processo.

 

Da parte nostra dobbiamo fissare date certe, senza se senza ma ne ammennicoli vari per poter partire con la fase di costituzione, quindi coraggio e diamoci da fare, si invitano tutti i proprietari a partecipare, indistintamente dalle classificazioni di danno.

 

Associazione Proloco Collegentilesco

Il Consiglio

Abbuticchiala

Abbuticchiala è un termine caratteristico del luogo, il suo significato puo essere intuibile o meno, in fondo semplice pero’.

Il lavoro nei campi iniziava presto, molto presto, la gente impegnata nel lavoro aveva bisogno di energia, quindi se il lavoro era distante da casa, veniva preparata una colazione, o un pranzo da portarsi dietro al mattino. Se era vicino al paese, magari i bambini ad una cert’ora portavano il cibo a chi stava lavorando nei campi, colazione o pranzo che sia stato.

Il cibo veniva “incartato” in un telo di cotone, generalmente a quadri, come le camice che vanno di moda ora, che era chiamato “mandrecchia”, stretto in questo telo veniva portato per la colazione o il pranzo.

La mandrecchia, veniva aperta sul terreno a mo di tovaglia e sopra si mangiava.

Alla fine del pranzo, cio’ che rimaneva, tegame, forchette, perche’ di cibario rimaneva nulla, doveva essere riportato a casa, ma non aveva lo stesso valore di quando il tegame era pieno, quindi “abbuticchiala”, metti tutto dentro alla rinfusa, dentro la mandrecchia e chiudila per riportarla a casa.

Ed è quello che ci ha fatto a noi, ci ha abbuticchiato dentro un telo, dentro la “mandrecchia”, ma noi rispondiamo con “abbuticchiala”, vuota il piatto e metti via tutto, noi lo riporteremo a casa e lo sistemeremo, noi ce la metteremo tutta per uscire da questa catastrofe immensa, ma ci serve aiuto.

Le Signore del paese hanno organizzato questo splendido evento, come le nostre nonne organizzavano il cibi per chi lavorava nei campi, con la stessa premura.

Vi invitiamo a venire a mangiare l’Amatriciana con la doppia A maiuscola
L’AMAtriciana per aiutarci a creare un posto dove possiamo raccoglierci e continuare nelle nostre proposte a favore del territorio, come abbiamo fatto fino a quella notte.

Vi aspettiamo con la solita nostra ospitalita

 

Maledetto

Mentalmente non siamo portati a pensare al peggio che può succedere, anche perché, sarebbe difficile campare.

Nessuno si sarebbe aspettato che un giorno ti piovesse addosso una batosta simile, o meglio nessuno ci ha pensato credo mai.

Io per primo, ho sempre pensato a domani in bene.

Ho sentito tante volte il terremoto, tante, me ne ricordo 3 in particolar modo abbastanza nitide.

La prima da piccolo, in piena notte, ero a dormire al piano alto di casa. Per arrivarci c’era un vano scale, che ora non c’è più dopo la ristrutturazione del 1976, ma che è visibile in qualche foto vecchia.

Beh quelle scale erano una specie di scala a chiocciola, in legno, e ricordo che più o meno a metà c’era un buco su un alzata di un gradino, all’altezza del soffitto del tetto di casa più basso, normalmente il buco era chiuso con un cuneo di legno.

Mio Zio Attilio, lo usava per far entrare all’interno del sottotetto di casa bassa il gatto di casa, che era una gatta bellissima bianca e nera e che si chiamava carolina.

Una volta fatta entrare richiudeva il buco con il cuneo e carolina stava li dentro per due o tre giorni.

Pulizia etnica dei topetti sottotetto, pure quello era un gioco con Zio.

Stavamo dormendo, ed all’improvviso, arriva una botta che levati.

Scappiamo giù, o meglio ci fanno scappare perché,  stiamo parlando che avevamo 6/7 anni, e via giù per le scale che scendevano fino ad arrivare ad una porta che si apriva vicino al vecchio camino di casa.

La cosa che non potrò mai dimenticare e che conservo nitida dentro di me, era che mentre correvo giù per le scale, i travetti di legno che reggevano le stesse ed erano infissi dentro il muro, entravano ed uscivano dallo stesso, creando una fessura tra la scala e la parete. E io che scendevo di corsa con gli occhi puntati li.

Usciti in mezzo alla piazza, nel frattempo erano arrivati anche tutti gli altri, c’erano dei grossi pali in mezzo alla piazza, faceva un freddo boia, e io stavo seduto li su quei travi tremando dal freddo e dalla paura, mentre tutti, per prima mia Zia Agata, chiamava mio Zio Attilio che era l’unico che non era uscito da casa e che non voleva uscire.

Mi ricordo l’alba seduto lì, forse la prima che ho visto, anzi sicuramente la prima, tanto freddo, e un senso di smarrimento assoluto.

La seconda, d’estate, in pieno giorno dopo mangiato, eravamo scesi in piazza, più o meno avremo avuto 10/12 anni,  io, Claudio, Carletto e non mi ricordo se c’era Marco e qualcun altro.

Erano le 14 più o meno, faceva un caldo pazzesco, sulla parete del pagliaio di Biagio, quella sulla piazzetta, c’erano delle travi di castagno, di quelli ignoranti grossi, accatastati uno sopra l’altro, e li a quell’ ora c’è l’ombra.

Ci eravamo andati a sedere li, sulle travi, con le spalle appoggiate al muro del pagliaio, al fresco.

All’improvviso, il muro cominciò a darci schiaffi sulla schiena, ma schiaffi seri.

Il primo istinto fu quello di correre in mezzo alla piazza, a quel tempo a quell’età la salita di Colle di corsa era una passeggiata, correvamo.

E qui si verifica l’indelebile, assurdo, che ti levava il fiato.

Dal muro del pagliaio di Biagio al centro della piazza saranno 35/40 metri, beh non invito nessuno a farli correndo, con la sensazione che quando poggi il piede per terra a darti la spinta non trovi il terreno e ti sembra di mettere un piede nel vuoto.

Assurdo, un groppo in gola da non augurare a nessuno.

La terza forse per situazione, la peggio di tutte, perchè non immaginabile, piu o meno avevo 17/18 anni, ero andato per funghi, da solo.

Salito a metà costa stavo dentro un pezzo di macchia giovane, cerri dal tronco non grande, ma abbastanza alti.

Arriva la scossa, non avevo mai avuto un esperienza simile prima, e se qualcuno mi avesse chiesto, seduti in mezzo alla piazza di Colle se per caso, mi fossi trovato in quella situazione, che avrei pensato, gli avrei risposto tranquillamente, “vabbè dai che problema c’è, se non ti si apre la terra sotto i piedi non succede nulla”.

Non è proprio cosi, ………. per niente proprio.

Provate a prendere un arbusto alto un paio di metri, afferratelo alla base e scuotetelo bello forte, osservate il movimento del fusto, stiamo parlando di due metri, osservate il comportamento, come ondeggia, di quanto si sposta in laterale la cima.

Beh moltiplicate il tutto per 30/40 alberi, altezza media 5/6 metri, aggiungeteci i rami orizzontali e immaginate che si piegano uno in un verso, ed uno in un altro incrociandosi in alto, provocando rumori fortissimi di stridii e rotture di rami o che si spezzino a metà, provate ad immaginare che piegandosi ed oscillando si intrecciano sopra di te e ti coprono la luce facendoti piombare improvvisamente al buio e subito dopo ti ritrovi di nuovo in piena luce mentre la terra ti trema sotto i piedi.

Non ho nessuna difficoltà a dire che me la sono fatta sotto, inginocchiandomi a terra accucciato con le braccia sopra la testa, a ripararmi da che? Che se si spezzava un fusto mi avrebbe frantumato prendendomi.

L’ho sentito il terremoto, lo conosco, ed ho paura.

Quella sera, quella maledetta sera, stavo aspettando mio figlio che veniva da Roma, sarebbe partito dopo finito il lavoro, ero sveglio. Avvisa che è arrivato e sta a Torrita.

OK, va bene, ma tanto sto sveglio lo stesso.

Verso le 3 sento vocii in mezzo alla piazza di Colle, mi affaccio e li vedo tutti li sulle panchine davanti al campanile, borbotto tra me e me, ma ok stanno li.

Alle 3:30 Axel che sta dormendo nel suo lettino si alza all’improvviso abbaiando, violentemente, correndo verso la porta di ingresso di casa di sopra, non è un comportamento usuale da parte sua.

Lo richiamo pure duramente, cavolo svegli tutto il paese così, torna sul suo lettino si mette giù ringhiando.

In quel momento a tutto pensi, sarà passato qualche animale o un altro cane vicino casa, avrà sentito qualcosa, pensi a tutto, non a quello che sta per succedere.

Poco dopo arriva quel bastardo, violento, assurdamente troppo più forte di te, che non ti permette di fare niente, e ti mette in condizione di ragionare a fatica.

Cerco di spingere Claudia dentro l’arcata della finestra, ma non ci riesco, mi tiro su e mi ributta giù sul letto sto bastardo, allora provo a spingerla con i piedi sempre verso l’arcata della finestra, mentre lei in pieno panico grida.

Cerchi di fare qualcosa mentre nella testa ti gira e rigira, mo finisce, mo finisce.

E invece non finisce mai, rallenta e poi ricomincia forse più forte di prima, non lo so, non riesco a ricordare bene, come per dire, ancora in piedi stai? Ti ho detto che devi venire giù.

Finalmente finisce, esci fuori, cosi come stai, esci fuori di nuovo in mezzo alla piazza, come tanto tempo fa, fortunatamente non fa freddo, o forse lo fa, ma non lo senti.

Rientri dentro per prendere qualcosa, scarpe, pantaloni, qualcosa, quello che riesci a prendere nel minor tempo possibile.

Ritorni in mezzo alla piazza, c’è paura c’è terrore.

Cerchi di calmare la gente, cerchi di rassicurare, ma dentro di te pensi, è finita?

Lo speri.

E invece no, dopo poco arriva un’altra botta, prendi sposti e fai spostare le macchine da sotto le case e le porti fuori dove non possa rimanere bloccato, fai uscire fuori dal paese la gente, cerchi di portarli in un posto sicuro.

Raggruppati tutti li, ti metti a guardarli in faccia, chi c’è e chi manca, e se manca, ndo sta?

Non c’è luce, i telefoni non funzionano, non sai che sta succedendo intorno, chi piange, chi sta fermo da una parte e guarda per terra, chi cammina inebetito guardandosi intorno.

Senti tonfi qua e la, e quando arriva a luce del giorno, dove senti il tonfo vedi alzarsi una nuvola di polvere.

Mi hai massacrato maledetto, mi hai levato parenti, amici, case, gioia, bellezza, serenità ed età.

Mi hai fatto male, malissimo, ma io non mollo, parto da solo e vengo li, per respirare il MIO paese, per vederlo, per accarezzarlo ferito.

Video di Andrea Capizzi

Farò di tutto per farti rinascere, ……………… io sono Colle.

 

Gianni

24-08-2016 ………. 03:36:32

E poi arrivò quella notte ......... Sisma 24/08/2016    E poi arrivò quella notte ………

Abbiamo vissuto molte volte le scosse sismiche, ci siamo non dico campati, ma le abbiamo sempre sentite, e vecchio detto narra ………… chi ha sentito il terremoto, sa cos’è, ha paura.

Era stato deciso di fare delle serate dedicate a noi, ritrovandoci tutti insieme, nella piazza, divertirci a cucinare la nostra pasta preferita, fare un braciere arroventato per cuocere salsicce e braciole di pecora.

Gustarci tutti insieme i dolci preparati dalle signore.

Mangiarci cocomeri messi in fresco dentro la fontana.

RIdere, scherzare, giocare.

Lo avevamo deciso e lo abbiamo iniziato.

E poi arrivò quella notte ......... Sisma 24/08/2016Il 18 agosto, appuntamento in piazza, le pile che bollivano, il condimento che friggeva sbruffato di vino, le salsicce che crepitavano sulla brace, e noi che mentre facevamo questo stavamo già pensando che dovevamo andare a prendere le braciole per il 26.

E’ stata una serata bellissima, vedere tutti li, seduti era ciò che volevamo. Che spettacolo!!

Nei giorni successivi, abbiamo provveduto a preparare per il 26 agosto, era tutto pronto ………… non ne abbiamo avuto il tempo, …. e  poi arrivò quella notte ……… ed è arrivato quel bastardo