LE MURA E LE PORTE DI AMATRICE

Ho scoperto questo bellissimo lavoro di ricerca e memoria storica, veramente interessante e ben fatto, ho chiesto il permesso al suo autore, L’Architetto Giulio Annibali, di poterlo pubblicare qui sul nostro sito, ci sono delle cose che nemmeno i più anziani di noi probabilmente sanno o immaginano. Spero caro Giulio di essere riuscito a dare un formato il più rappresentativo possibile alla Tua ricerca nella trasposizione e colgo ancora l’occasione per ringraziarTi
Giovanni Alegiani

LE MURA E LE PORTE DI AMATRICE
E’ doveroso, visti gli avvenimenti e la catastrofe avvenuta ad Amatrice in questo ultimo anno, non attendere la pubblicazione di alcune mie ricerche fin ora fatte su Amatrice, ma anticiparne una piccola trance.
-Una parte fù già trattata in un convegno, organizzato alcuni anni fa dalla Dott.ssa Floriana Svizzeretto nel sala dell’ex cinema di Amatrice, riguardante la trasformazione della chiesa di S. Domenico in cinema e la ripercussione che ebbe, sulla fruibilità del Corso, il muro di contenimento del vicino distributore di carburanti.
-La parte riguardante la Viabilita nell’alto Velino e Tronto tra l’800 e il 900, fù già da me trattata nel convegno “Habitat e Città Antica” tenutosi a Rieti il 20 Febbraio 2013
-Un’esposizione più ampia ebbi modo di farla con le scuole di Amatrice nella Sala S. Giuseppe, il 31 Maggio 2016 dal titolo “ Amatrice da Ferdinando II alla Repubblica”.
-Un’ultima più recente “L’urbanistica e la storia di Amatrice” fù esposta il 20 giugno 2017 in occasione del convegno “ Nel Cratere.. un laboratorio per la ricostruzione”.
LA TRANCE, CHE QUI ANTICIPO CON FOTO E DISEGNI, RIGUARDA L’IPOTETICA RICOSTRUZIONE DELLE MURA E DELLE PORTE DELLA CITTÀ ALLA FINE DELL’800

La costruzione della strada Picente nella seconda meta dell’800, rivoluzionò completamente l’intera visione di Amatrice. La fruibilità delle vecchie porte venne meno e si ebbe così forzosamente una visione di Amatrice limitata al solo Corso Umberto. L’abbandono degli storici ingressi, occultò la vera storia della città.

La chiesa di S. Lorenzo a Flaviano, all’inizio del corso, fu demolita e quella prospicente di S. Domenico, ora cinema, subì una completa trasformazione. (Fu rialzato il solaio della chiesa e fu realizzato il locale sottostante).

Altro danno, fu il muro di contenimento all’inizio del corso per consentire il passaggio della strada carrozzabile Picente, con conseguente innalzamento tramite un muro di contenimento del piazzale antistante il cinema. Fu così interrotto il corso dividendolo in due segmenti a quote diverse. La vista del corso, che prima aveva inizio dall’ex mattatoio, ora supermercato, di fatto fu scorciata di circa 100 metri non mostrando più la sua intera lunghezza. Tanto fu la forzatura architettonica ed urbanistica, che ironicamente, il luogo fu denominato : “La Balaustra”, balconata sulla fine del Corso.
Tutti coloro che transitavano da porta Romana ( sotto l’ospedale ) avevano la visione, che ebbe l’Inglese Edward Lear, quando nel 1844 disegnò il bellissimo acquarello che ancora oggi ci mostra l’imponenza della Città di Amatrice.

Porta Romana,comunque, non era l’accesso più importante alla città, considerando che all’epoca Amatrice era parte integrante del Regno delle due Sicilie,
Porta S. Francesco era l’ingresso per tutti coloro che venivano dall’Aquila sede provinciale.

Invece a porta Carbonara, integrata sotto la torre di S. Agostino, transitava chi proveniva dalle frazioni verso est e verso i monti della Laga nel Teramano.

Da Porta della Marina, uscivano due strade, una verso la zona Filetta, e l’altra verso le terre Summatine.

Porta Castello, prende il nome dal sovrastante Castello ora ( Opera Don Minozzi femminile) e dirigeva il transito dei viandanti verso il fiume Castellano.

Tutte le strade all’epoca erano soltanto cavalcabili, tanto risulta da comunicazioni che il comune faceva alla Sottoprefettura di Cittaducale appena dopo l’unità d’Italia. Per una viabilità carrabile occorre attendere la seconda metà dell’ottocento. Amatrice, non essendo più una città di confine (Stato della chiesa e Regno Borbonico) con il nuovo assetto politico, il Regno d’Italia, fu traversata dalla nuova strada, La Picente, congiungente L’Aquila con Ascoli. Amatrice diventò città di transito tra due regioni, Marche e Abruzzo, che finalmente potevano scambiare i loro interessi facendo parte dello stesso stato. Nascevano in quei periodi, tra le tante industrie anche la dolciaria Nurzia all’Aquila e la distilleria Meletti ad Ascoli. Queste erano l’esempio di alcuni transiti commerciali che vedevano Amatrice protagonista di passaggio, di sosta e di sviluppo. I collegamenti, verso la Salaria per Roma, dovettero transitare per tanti anni tramite la Romanella, soltanto dopo i grandi lavori dell’edificazione della diga sullo Scandarello, si ebbe un collegamento diretto con la Salaria da ponte Scandarello a Casale Nibbi.

Nulla si riesce a fare da SOLI. Il tutto è frutto di colloqui e materiale recepito da tanti amici. Ringrazio in particolare :L’Archivio di Stato di Rieti, La Rivista : Fidelis Amatrix nella persona di Mario Ciaralli, Vincenzo Di Flavio, Adriano Ruggeri, Antonio Campesi, Claudio Bizzoni e ognuno che ha diffuso le proprie informazioni e foto riguardanti Amatrice, nonché mio zio Vincenzo Graziani e mio Padre per le loro preziose documentazioni e narrative.