Il senso della Vita

Il senso della Vita – Grazie a Francesco Patacchiola per questa stupenda foto.

La inserisco qui e sarebbe bello leggere molti commenti

Il senso della vita

La vita è un vaso invisibile e tu sei ciò che vi getti dentro.

Getta invidia, insoddisfazione, cattiveria e traboccherà ansia.

Getta gentilezza, empatia e amore e traboccherà serenità.

 

The sense of life

Thanks to Francesco Patacchiola for this wonderful picture.

I post it here and it would be nice to read a lot of comments

LE MURA E LE PORTE DI AMATRICE

Ho scoperto questo bellissimo lavoro di ricerca e memoria storica, veramente interessante e ben fatto, ho chiesto il permesso al suo autore, L’Architetto Giulio Annibali, di poterlo pubblicare qui sul nostro sito, ci sono delle cose che nemmeno i più anziani di noi probabilmente sanno o immaginano. Spero caro Giulio di essere riuscito a dare un formato il più rappresentativo possibile alla Tua ricerca nella trasposizione e colgo ancora l’occasione per ringraziarTi
Giovanni Alegiani

LE MURA E LE PORTE DI AMATRICE
E’ doveroso, visti gli avvenimenti e la catastrofe avvenuta ad Amatrice in questo ultimo anno, non attendere la pubblicazione di alcune mie ricerche fin ora fatte su Amatrice, ma anticiparne una piccola trance.
-Una parte fù già trattata in un convegno, organizzato alcuni anni fa dalla Dott.ssa Floriana Svizzeretto nel sala dell’ex cinema di Amatrice, riguardante la trasformazione della chiesa di S. Domenico in cinema e la ripercussione che ebbe, sulla fruibilità del Corso, il muro di contenimento del vicino distributore di carburanti.
-La parte riguardante la Viabilita nell’alto Velino e Tronto tra l’800 e il 900, fù già da me trattata nel convegno “Habitat e Città Antica” tenutosi a Rieti il 20 Febbraio 2013
-Un’esposizione più ampia ebbi modo di farla con le scuole di Amatrice nella Sala S. Giuseppe, il 31 Maggio 2016 dal titolo “ Amatrice da Ferdinando II alla Repubblica”.
-Un’ultima più recente “L’urbanistica e la storia di Amatrice” fù esposta il 20 giugno 2017 in occasione del convegno “ Nel Cratere.. un laboratorio per la ricostruzione”.
LA TRANCE, CHE QUI ANTICIPO CON FOTO E DISEGNI, RIGUARDA L’IPOTETICA RICOSTRUZIONE DELLE MURA E DELLE PORTE DELLA CITTÀ ALLA FINE DELL’800

La costruzione della strada Picente nella seconda meta dell’800, rivoluzionò completamente l’intera visione di Amatrice. La fruibilità delle vecchie porte venne meno e si ebbe così forzosamente una visione di Amatrice limitata al solo Corso Umberto. L’abbandono degli storici ingressi, occultò la vera storia della città.

La chiesa di S. Lorenzo a Flaviano, all’inizio del corso, fu demolita e quella prospicente di S. Domenico, ora cinema, subì una completa trasformazione. (Fu rialzato il solaio della chiesa e fu realizzato il locale sottostante).

Altro danno, fu il muro di contenimento all’inizio del corso per consentire il passaggio della strada carrozzabile Picente, con conseguente innalzamento tramite un muro di contenimento del piazzale antistante il cinema. Fu così interrotto il corso dividendolo in due segmenti a quote diverse. La vista del corso, che prima aveva inizio dall’ex mattatoio, ora supermercato, di fatto fu scorciata di circa 100 metri non mostrando più la sua intera lunghezza. Tanto fu la forzatura architettonica ed urbanistica, che ironicamente, il luogo fu denominato : “La Balaustra”, balconata sulla fine del Corso.
Tutti coloro che transitavano da porta Romana ( sotto l’ospedale ) avevano la visione, che ebbe l’Inglese Edward Lear, quando nel 1844 disegnò il bellissimo acquarello che ancora oggi ci mostra l’imponenza della Città di Amatrice.

Porta Romana,comunque, non era l’accesso più importante alla città, considerando che all’epoca Amatrice era parte integrante del Regno delle due Sicilie,
Porta S. Francesco era l’ingresso per tutti coloro che venivano dall’Aquila sede provinciale.

Invece a porta Carbonara, integrata sotto la torre di S. Agostino, transitava chi proveniva dalle frazioni verso est e verso i monti della Laga nel Teramano.

Da Porta della Marina, uscivano due strade, una verso la zona Filetta, e l’altra verso le terre Summatine.

Porta Castello, prende il nome dal sovrastante Castello ora ( Opera Don Minozzi femminile) e dirigeva il transito dei viandanti verso il fiume Castellano.

Tutte le strade all’epoca erano soltanto cavalcabili, tanto risulta da comunicazioni che il comune faceva alla Sottoprefettura di Cittaducale appena dopo l’unità d’Italia. Per una viabilità carrabile occorre attendere la seconda metà dell’ottocento. Amatrice, non essendo più una città di confine (Stato della chiesa e Regno Borbonico) con il nuovo assetto politico, il Regno d’Italia, fu traversata dalla nuova strada, La Picente, congiungente L’Aquila con Ascoli. Amatrice diventò città di transito tra due regioni, Marche e Abruzzo, che finalmente potevano scambiare i loro interessi facendo parte dello stesso stato. Nascevano in quei periodi, tra le tante industrie anche la dolciaria Nurzia all’Aquila e la distilleria Meletti ad Ascoli. Queste erano l’esempio di alcuni transiti commerciali che vedevano Amatrice protagonista di passaggio, di sosta e di sviluppo. I collegamenti, verso la Salaria per Roma, dovettero transitare per tanti anni tramite la Romanella, soltanto dopo i grandi lavori dell’edificazione della diga sullo Scandarello, si ebbe un collegamento diretto con la Salaria da ponte Scandarello a Casale Nibbi.

Nulla si riesce a fare da SOLI. Il tutto è frutto di colloqui e materiale recepito da tanti amici. Ringrazio in particolare :L’Archivio di Stato di Rieti, La Rivista : Fidelis Amatrix nella persona di Mario Ciaralli, Vincenzo Di Flavio, Adriano Ruggeri, Antonio Campesi, Claudio Bizzoni e ognuno che ha diffuso le proprie informazioni e foto riguardanti Amatrice, nonché mio zio Vincenzo Graziani e mio Padre per le loro preziose documentazioni e narrative.

Ma che è IL COLLE pe’ te?

Ma che è IL COLLE pe’ te? Qualche mese fa, forse dopo agosto o dopo quella di ottobre scrissi questo pensiero, ma non l’ho mai condiviso con nessuno.
Oggi, in un momento veramente triste per me per quanto successo a Moka mi sento di farlo con voi.
Mi trovo sul traghetto che mi porta in Sardegna, per un agosto anomalo, non con lo spirito giusto.

Ma che è IL COLLE pe’ te?

– Ehh… Mo’ provo a spiegattelo, però non t’assicuro che ce riesco…
– Pe’ me IL COLLE era il sorriso di Nonna che ogni anno mi aspettava affacciata alla Sua finestra “bello de Nonna, quanto c’hai messo?!”
– Pe’ me IL COLLE erano le lacrime de Nonna che me salutava quando ripartivo pe Roma che le vacanze so finite “A No’ ma che te piagni mamma mia!!!”, poi però l’ho capito, ahh se l’ho capito…
– Pe’ me IL COLLE era la libertà di poter uscire di casa da solo, anche di sera!!!
– Pe’ me IL COLLE erano le patate, i pomodori e tutte le verdure dell’orto!
– Pe’ me IL COLLE era il poter raccogliere l’ovetto fresco, appena fedato per farci lo zabaione
– Pe’ me IL COLLE era la normalità di lasciare le chiavi attaccate e la porta aperta, e casa nostra era sempre aperta a tutti, a tutte le ore!!
– Pe’ me IL COLLE era andà a funghi, a more, a castagne. Era andasse a “prende” le pannocchie o le melette de nibi.
– Pe’ me IL COLLE era lo stupore prima, la familiarità poi, di vedere mucche pecore e cavalli andare a bere alla fontana!
– Pe’ me IL COLLE era la normalità del “cìro cìro..”
– Pe’ me IL COLLE erano Mario, Lorenzo, Matteo, Angelo… Ma poi pure tutti quelli piccoli (che mo so più grossi de noi), e poi quelli grandi (che mo’ so come noi!) e tutti “l’appellaticci” che mo però so dei nostri!!!
– Pe’ me IL COLLE era andà a dormi tardi e svegliasse presto cosi avevamo più tempo per stare insieme… non per tutti però…”ANGEEEELOOOOOOOOO”
– Pe’ me IL COLLE erano le biglie e quelle piste che per noi erano circuiti da F1!!!
– Pe’ me IL COLLE era Colle – Torrita giocata da noi, da loro, a Scai, da Robertino, do’ ve pare, tanto era uguale, vincevamo sempre noi…
– Pe’ me IL COLLE era quel sonno profondo la prima sera, bello fresco rilassato, dopo che a Roma non dormivi da 1 mese!
– Pe’ me IL COLLE era la casetta sull’albero giù da Giovacchino..
– Pe’ me IL COLLE erano le nostre bici, i giri impossibili e i botti memorabili!!
– Pe’ me IL COLLE era quella sfida mai vinta de riuscì a passare la Palombara senza mai scende, ma quel sasso era un muro invalicabile…
– Pe’ me IL COLLE era quella sensazione di paura ogni volta che con le bici, chissà dove stavamo, incontravi i “cani delle pecore..”
– Pe’ me IL COLLE erano quegli anni che c’era il sole la mattina e pioveva sempre il pomeriggio, ma per noi non era un problema: piripicchio, merda, l’uomo-nero, traversone, l’assasino, risiko..
– Pe’ me IL COLLE era lo schiaccia-sette in 30 in piazza!
– Pe’ me IL COLLE era il nascondino
– Pe’ me IL COLLE era il biliardino
– Pe’ me IL COLLE era il non fare niente e star seduti in piazza a godersi il sole e il venticello..
– Pe’ me IL COLLE era il su e giù da Torrita
– Pe’ me IL COLLE era andà giù al Bar ma era sempre chiuso, e quando apriva le patatine erano sempre scadute.. poi però è diventato BARCOLLO ed era il ritrovo di tutti e c’era sempre tutto!
– Pe’ me IL COLLE era la fila alla fontana per riempire la brocca per pranzo
– Pe’ me IL COLLE era il “vendemo l’ajo le patate e le cipolleeee!!”
– Pe’ me IL COLLE era quello stare sempre con l’orecchio attento al clacson del fornaio e poi la corsa sennò finivano l’ossi.
– Pe’ me IL COLLE era la Valle
– Pe’ me IL COLLE erano le ore e ore alla cancellata a ridere
– Pe’ me IL COLLE era l’ebbrezza di andare ad Amatrice a prende i cornetti caldi a mezzanotte
– Pe’ me IL COLLE era quel cielo stellato ai picchetti che sembrava finto per quanto era bello
– Pe’ me IL COLLE è stato il primo bacio e le prime cotte..
– Pe’ me IL COLLE era la notte di San Lorenzo
– Pe’ me IL COLLE era lu canittu senza coda..
– Pe’ me IL COLLE era la sfida impossibile di passare di notte a capo-croce
– Pe’ me IL COLLE era girare per tutti i paesi per vendere i biglietti e per attaccare i manifesti
– Pe’ me IL COLLE era girare per ogni casa a prendere sedie e tavoli per il torneo di briscola
– Pe’ me IL COLLE era la tortura di montare e smontare il palco e l’incazzatura che eravamo sempre i soliti.. Ora me le incollerei da solo quelle palanche…
– Pe’ me IL COLLE era l’organetto la sera della festa, o quello di Gianni tutti i giorni
– Pe’ me IL COLLE era la braciolata e la pasta in piazza
– Pe’ me IL COLLE erano le serenate, i spazzacammin e i “bevilo tutto tutto…”
– Pe’ me IL COLLE erano le passeggiate in montagna armati solo di panini e salamella
– Pe’ me IL COLLE era la Processione
– Pe’ me IL COLLE erano i gavettoni a ferragosto
– Pe’ me IL COLLE erano i nostri segreti che ancora costudiamo…
– Pe’ me IL COLLE era la garanzia che le vacanze sarebbero state belle a prescindere
– Pe’ me IL COLLE, anche se non c’era niente erasempre il posto più bello del mondo
– Pe’ me IL COLLE è stato diversi Capodanni, molte Pasque ma Tutti i Ferragosti. Questo sarà forse il primo, spero l’unico lontano…

Pe’ me IL COLLE è stato ed è veramente TANTO… datte sta ristruttuarata e sbrigati a tornare perché mi manchi veramente TROPPO.
​​​​​​​​​​
​ Andrea
13/08/17

Ma che è il Colle per te?

Associazione dei Proprietari Collegentilesco

Ciao a tutti

Al contrario di quanto dice il motto “l’abito non fa il monaco”, credo invece che nella nostra epoca l’immagine faccia anche sostanza.

Perciò ho pensato di creare un logo per la nostra Associazione dei Proprietari di immobili di Collegentilesco che può essere utile nella corrispondenza ufficiale con le istituzioni interessate alla ricostruzione.

La grafica riprende il logo dell’Associazione Proloco Collegentilesco, che rappresenta il bello del nostro paese prima del fatidico 24 agosto (il bello ambientale, ma anche quello dei nostri ricordi e dei nostri sentimenti), nonché Logo Associazione Proprietarila situazione, magari migliore, alla quale noi tutti aspiriamo a tornare al più presto.

Al logo originario – costituito schematicamente dallo skyline della montagna dell’Aleggia (o del Leone come dicevamo noi) e dalla facciata della nostra povera chiesetta – ho semplicemente aggiunto il profilo di una gru, quale simbolo della ricostruzione (un po’ di ottimismo che diamine!).

Che ne pensate?

Sempre forza Colle!

Associazione dei Proprietari Collegentilesco

 

Claudio Nardi

Abbuticchiala ….. il giorno dopo

Vi avevamo promesso L’AMAtriciana, quella seria, quella vera, quella di Abbuticchiala, abbiamo fatto di tutto per farvela trovare, ma in fondo nel nostro piccolo volevamo farvi conoscere quello che siamo, farvi conoscere l’amore che abbiamo per il nostro borgo, Collegentilesco, farvi conoscere il nostro impegno per non disperdere nemmeno una piccola parte di quello che abbiamo creato nel tempo, chiedervi aiuto per creare un posto dove poter continuare ad essere noi, ad impegnarci per il nostro territorio, per farlo rimanere sempre vivo e costruttivo.

Speriamo di esserci riusciti, il nostro intento crediamo sia visibile attraverso il nostro impegno.

Siamo stati anche fortunati per una temperatura non molto eccessivamente calda e qualche refolo di venticello, per noi ma soprattutto per voi che, speriamo, abbia contribuito a farvi godere la bellezza e la tranquillità del posto scelto, un enorme grazie ai padroni di casa Arturo e Cinthia.

Abbiamo scelto il meglio, sia dal punto di vista professionale, sia dal punto di vista dell’amicizia, per farvi trascorrere un po di tempo in tranquillità ed in serenità, che vi possiamo garantire avete trasmesso anche a noi.

Abbiamo scelto il nostro amico Alfonso e la storia del suo Hotel-Ristorante Roma, e già li sapevamo di aver vinto per quanto riguardava la bontà e la perfezione dell’AMAtriciana, giocavamo in casa e lo sapevamo.

Elisabetta e Francesco a sporzionare dalle teglie sono stati fantastici e velocissimi, abbiamo cercato di fornirgli supporto piu possibile, ma la professionalità non è acqua.

Abbiamo scelto degli animatori Leoniinfesta, fantastici per i piu piccoli, degli animatori che hanno catturato il loro interesse fin dal primo istante, che li hanno trascinati in giochi e situazioni con gioia e spensieratezza.

Abbiamo scelto un pilota che guidasse il tutto, mentre tutti noi eravamo impegnati ciascuno nel proprio compito, per far svolgere il tutto al meglio, e chi meglio di Carmelo, polivalente istrione, ma soprattutto grande, grandissimo amico, sentire la sua voce leggere il perchè di “abbuticchiala”, quella voce in cui traspariva l’emozione di quello che leggeva, era come se ci fosse qualcuno di noi a leggerla, perche’ lui è uno di noi.

Abbiamo scelto la satira per divertirvi e Fabrizio e Gianfranco sono stati fantastici, abbiamo scelto un eccezionale Renato Zero ed un magnifico Mario Biondi (Danilo Grimieri), e non poteva mancare il nostro organetto fatto suonare alla perfezione da Matteo Di Fabio, abbiamo visto i volti soddisfatti, piacevoli e divertiti.

Un grazie particolare va a Simone, sempre presente e partecipativo, ed alla Romana Diesel che è stata da subito con noi.

Cari Amici, beh per noi è tutto, ci siamo guardati e sorridendo abbiamo detto, si ce l’abbiamo fatta, ci siamo riusciti.

Siete venuti ad aiutarci in tanti, e vi ringraziamo enormemente per averci dato fiducia e supporto.

Grazie, veramente grazie grazie grazie a tutti di cuore, cercheremo di offrirvi altri di questi eventi nella speranza di riuscire a trasmettervi ancora il meglio di noi

Vi abbracciamo abbuticchiandoci a voi

Il comitato ABBUTICCHIALA

Un saluto a tutti che sta tutto in questo breve video https://www.facebook.com/carmelo.tesauro/videos/10211230492151912/

 

Abbuticchiala

Abbuticchiala è un termine caratteristico del luogo, il suo significato puo essere intuibile o meno, in fondo semplice pero’.

Il lavoro nei campi iniziava presto, molto presto, la gente impegnata nel lavoro aveva bisogno di energia, quindi se il lavoro era distante da casa, veniva preparata una colazione, o un pranzo da portarsi dietro al mattino. Se era vicino al paese, magari i bambini ad una cert’ora portavano il cibo a chi stava lavorando nei campi, colazione o pranzo che sia stato.

Il cibo veniva “incartato” in un telo di cotone, generalmente a quadri, come le camice che vanno di moda ora, che era chiamato “mandrecchia”, stretto in questo telo veniva portato per la colazione o il pranzo.

La mandrecchia, veniva aperta sul terreno a mo di tovaglia e sopra si mangiava.

Alla fine del pranzo, cio’ che rimaneva, tegame, forchette, perche’ di cibario rimaneva nulla, doveva essere riportato a casa, ma non aveva lo stesso valore di quando il tegame era pieno, quindi “abbuticchiala”, metti tutto dentro alla rinfusa, dentro la mandrecchia e chiudila per riportarla a casa.

Ed è quello che ci ha fatto a noi, ci ha abbuticchiato dentro un telo, dentro la “mandrecchia”, ma noi rispondiamo con “abbuticchiala”, vuota il piatto e metti via tutto, noi lo riporteremo a casa e lo sistemeremo, noi ce la metteremo tutta per uscire da questa catastrofe immensa, ma ci serve aiuto.

Le Signore del paese hanno organizzato questo splendido evento, come le nostre nonne organizzavano il cibi per chi lavorava nei campi, con la stessa premura.

Vi invitiamo a venire a mangiare l’Amatriciana con la doppia A maiuscola
L’AMAtriciana per aiutarci a creare un posto dove possiamo raccoglierci e continuare nelle nostre proposte a favore del territorio, come abbiamo fatto fino a quella notte.

Vi aspettiamo con la solita nostra ospitalita

 

Maledetto

Mentalmente non siamo portati a pensare al peggio che può succedere, anche perché, sarebbe difficile campare.

Nessuno si sarebbe aspettato che un giorno ti piovesse addosso una batosta simile, o meglio nessuno ci ha pensato credo mai.

Io per primo, ho sempre pensato a domani in bene.

Ho sentito tante volte il terremoto, tante, me ne ricordo 3 in particolar modo abbastanza nitide.

La prima da piccolo, in piena notte, ero a dormire al piano alto di casa. Per arrivarci c’era un vano scale, che ora non c’è più dopo la ristrutturazione del 1976, ma che è visibile in qualche foto vecchia.

Beh quelle scale erano una specie di scala a chiocciola, in legno, e ricordo che più o meno a metà c’era un buco su un alzata di un gradino, all’altezza del soffitto del tetto di casa più basso, normalmente il buco era chiuso con un cuneo di legno.

Mio Zio Attilio, lo usava per far entrare all’interno del sottotetto di casa bassa il gatto di casa, che era una gatta bellissima bianca e nera e che si chiamava carolina.

Una volta fatta entrare richiudeva il buco con il cuneo e carolina stava li dentro per due o tre giorni.

Pulizia etnica dei topetti sottotetto, pure quello era un gioco con Zio.

Stavamo dormendo, ed all’improvviso, arriva una botta che levati.

Scappiamo giù, o meglio ci fanno scappare perché,  stiamo parlando che avevamo 6/7 anni, e via giù per le scale che scendevano fino ad arrivare ad una porta che si apriva vicino al vecchio camino di casa.

La cosa che non potrò mai dimenticare e che conservo nitida dentro di me, era che mentre correvo giù per le scale, i travetti di legno che reggevano le stesse ed erano infissi dentro il muro, entravano ed uscivano dallo stesso, creando una fessura tra la scala e la parete. E io che scendevo di corsa con gli occhi puntati li.

Usciti in mezzo alla piazza, nel frattempo erano arrivati anche tutti gli altri, c’erano dei grossi pali in mezzo alla piazza, faceva un freddo boia, e io stavo seduto li su quei travi tremando dal freddo e dalla paura, mentre tutti, per prima mia Zia Agata, chiamava mio Zio Attilio che era l’unico che non era uscito da casa e che non voleva uscire.

Mi ricordo l’alba seduto lì, forse la prima che ho visto, anzi sicuramente la prima, tanto freddo, e un senso di smarrimento assoluto.

La seconda, d’estate, in pieno giorno dopo mangiato, eravamo scesi in piazza, più o meno avremo avuto 10/12 anni,  io, Claudio, Carletto e non mi ricordo se c’era Marco e qualcun altro.

Erano le 14 più o meno, faceva un caldo pazzesco, sulla parete del pagliaio di Biagio, quella sulla piazzetta, c’erano delle travi di castagno, di quelli ignoranti grossi, accatastati uno sopra l’altro, e li a quell’ ora c’è l’ombra.

Ci eravamo andati a sedere li, sulle travi, con le spalle appoggiate al muro del pagliaio, al fresco.

All’improvviso, il muro cominciò a darci schiaffi sulla schiena, ma schiaffi seri.

Il primo istinto fu quello di correre in mezzo alla piazza, a quel tempo a quell’età la salita di Colle di corsa era una passeggiata, correvamo.

E qui si verifica l’indelebile, assurdo, che ti levava il fiato.

Dal muro del pagliaio di Biagio al centro della piazza saranno 35/40 metri, beh non invito nessuno a farli correndo, con la sensazione che quando poggi il piede per terra a darti la spinta non trovi il terreno e ti sembra di mettere un piede nel vuoto.

Assurdo, un groppo in gola da non augurare a nessuno.

La terza forse per situazione, la peggio di tutte, perchè non immaginabile, piu o meno avevo 17/18 anni, ero andato per funghi, da solo.

Salito a metà costa stavo dentro un pezzo di macchia giovane, cerri dal tronco non grande, ma abbastanza alti.

Arriva la scossa, non avevo mai avuto un esperienza simile prima, e se qualcuno mi avesse chiesto, seduti in mezzo alla piazza di Colle se per caso, mi fossi trovato in quella situazione, che avrei pensato, gli avrei risposto tranquillamente, “vabbè dai che problema c’è, se non ti si apre la terra sotto i piedi non succede nulla”.

Non è proprio cosi, ………. per niente proprio.

Provate a prendere un arbusto alto un paio di metri, afferratelo alla base e scuotetelo bello forte, osservate il movimento del fusto, stiamo parlando di due metri, osservate il comportamento, come ondeggia, di quanto si sposta in laterale la cima.

Beh moltiplicate il tutto per 30/40 alberi, altezza media 5/6 metri, aggiungeteci i rami orizzontali e immaginate che si piegano uno in un verso, ed uno in un altro incrociandosi in alto, provocando rumori fortissimi di stridii e rotture di rami o che si spezzino a metà, provate ad immaginare che piegandosi ed oscillando si intrecciano sopra di te e ti coprono la luce facendoti piombare improvvisamente al buio e subito dopo ti ritrovi di nuovo in piena luce mentre la terra ti trema sotto i piedi.

Non ho nessuna difficoltà a dire che me la sono fatta sotto, inginocchiandomi a terra accucciato con le braccia sopra la testa, a ripararmi da che? Che se si spezzava un fusto mi avrebbe frantumato prendendomi.

L’ho sentito il terremoto, lo conosco, ed ho paura.

Quella sera, quella maledetta sera, stavo aspettando mio figlio che veniva da Roma, sarebbe partito dopo finito il lavoro, ero sveglio. Avvisa che è arrivato e sta a Torrita.

OK, va bene, ma tanto sto sveglio lo stesso.

Verso le 3 sento vocii in mezzo alla piazza di Colle, mi affaccio e li vedo tutti li sulle panchine davanti al campanile, borbotto tra me e me, ma ok stanno li.

Alle 3:30 Axel che sta dormendo nel suo lettino si alza all’improvviso abbaiando, violentemente, correndo verso la porta di ingresso di casa di sopra, non è un comportamento usuale da parte sua.

Lo richiamo pure duramente, cavolo svegli tutto il paese così, torna sul suo lettino si mette giù ringhiando.

In quel momento a tutto pensi, sarà passato qualche animale o un altro cane vicino casa, avrà sentito qualcosa, pensi a tutto, non a quello che sta per succedere.

Poco dopo arriva quel bastardo, violento, assurdamente troppo più forte di te, che non ti permette di fare niente, e ti mette in condizione di ragionare a fatica.

Cerco di spingere Claudia dentro l’arcata della finestra, ma non ci riesco, mi tiro su e mi ributta giù sul letto sto bastardo, allora provo a spingerla con i piedi sempre verso l’arcata della finestra, mentre lei in pieno panico grida.

Cerchi di fare qualcosa mentre nella testa ti gira e rigira, mo finisce, mo finisce.

E invece non finisce mai, rallenta e poi ricomincia forse più forte di prima, non lo so, non riesco a ricordare bene, come per dire, ancora in piedi stai? Ti ho detto che devi venire giù.

Finalmente finisce, esci fuori, cosi come stai, esci fuori di nuovo in mezzo alla piazza, come tanto tempo fa, fortunatamente non fa freddo, o forse lo fa, ma non lo senti.

Rientri dentro per prendere qualcosa, scarpe, pantaloni, qualcosa, quello che riesci a prendere nel minor tempo possibile.

Ritorni in mezzo alla piazza, c’è paura c’è terrore.

Cerchi di calmare la gente, cerchi di rassicurare, ma dentro di te pensi, è finita?

Lo speri.

E invece no, dopo poco arriva un’altra botta, prendi sposti e fai spostare le macchine da sotto le case e le porti fuori dove non possa rimanere bloccato, fai uscire fuori dal paese la gente, cerchi di portarli in un posto sicuro.

Raggruppati tutti li, ti metti a guardarli in faccia, chi c’è e chi manca, e se manca, ndo sta?

Non c’è luce, i telefoni non funzionano, non sai che sta succedendo intorno, chi piange, chi sta fermo da una parte e guarda per terra, chi cammina inebetito guardandosi intorno.

Senti tonfi qua e la, e quando arriva a luce del giorno, dove senti il tonfo vedi alzarsi una nuvola di polvere.

Mi hai massacrato maledetto, mi hai levato parenti, amici, case, gioia, bellezza, serenità ed età.

Mi hai fatto male, malissimo, ma io non mollo, parto da solo e vengo li, per respirare il MIO paese, per vederlo, per accarezzarlo ferito.

Video di Andrea Capizzi

Farò di tutto per farti rinascere, ……………… io sono Colle.

 

Gianni

24-08-2016 ………. 03:36:32

E poi arrivò quella notte ......... Sisma 24/08/2016    E poi arrivò quella notte ………

Abbiamo vissuto molte volte le scosse sismiche, ci siamo non dico campati, ma le abbiamo sempre sentite, e vecchio detto narra ………… chi ha sentito il terremoto, sa cos’è, ha paura.

Era stato deciso di fare delle serate dedicate a noi, ritrovandoci tutti insieme, nella piazza, divertirci a cucinare la nostra pasta preferita, fare un braciere arroventato per cuocere salsicce e braciole di pecora.

Gustarci tutti insieme i dolci preparati dalle signore.

Mangiarci cocomeri messi in fresco dentro la fontana.

RIdere, scherzare, giocare.

Lo avevamo deciso e lo abbiamo iniziato.

E poi arrivò quella notte ......... Sisma 24/08/2016Il 18 agosto, appuntamento in piazza, le pile che bollivano, il condimento che friggeva sbruffato di vino, le salsicce che crepitavano sulla brace, e noi che mentre facevamo questo stavamo già pensando che dovevamo andare a prendere le braciole per il 26.

E’ stata una serata bellissima, vedere tutti li, seduti era ciò che volevamo. Che spettacolo!!

Nei giorni successivi, abbiamo provveduto a preparare per il 26 agosto, era tutto pronto ………… non ne abbiamo avuto il tempo, è arrivato quel bastardo